Mo cu chi t’ ‘a vuó’ piglià?

«Sono rimasto profondamente colpito, sfavorevolmente, dalla risposta data da Matteo Renzi alle domanda a lui posta da Massimo Giannini sulla situazione de l’Unità. In pratica il nostro Segretario se l’è cavata spiegando che l’Unità ormai è in mano a privati e che questa scelta di consegnarla in mano a privati non è stata fatta da lui ma da segretari precedenti, per cui tanta solidarietà e comprensione umana per i dipendenti ma che si rivolgano a qualcun altro perché lui non c’entra, arrivederci e grazie».

Così un «afflitto e stanco», per dirla con le parole della canzone partenopea, Sergio Staino commenta le dichiarazioni di Renzi sulle vicissitudini de l’Unità. Dico subito che io sono solidale e dalla parte dei lavoratori di quel giornale, ma il suo direttore non può solo ora accorgersi di chi e cosa gli si stava muovendo intorno. Perché quello sembra fare il papà di Bobo, svegliarsi adesso che il tutto è compiuto. Di più, oggi lo stesso scrive in una sua lettera aperta che le responsabilità sono del segretario del Pd e, senza girarci intorno, lo accusa di mentire. «So benissimo», scrive il direttore e vignettista, «che le difficoltà attuali del giornale vengono da lontano e che dipendono in larga misura anche dalla gestione che è stata fatta di questo nostro foglio negli ultimi 20 o 30 anni, ma questa eredità del passato non può servire assolutamente a giustificare la superficialità con cui sono state trattate la riapertura e la gestione attuale del giornale. Di tutto questo disagio, proprio per il suo ruolo, Matteo Renzi è il primo dei responsabili. Lui ovviamente non vuole ammettere questo e ricorre alla più misera delle opzioni umane: la bugia. Di fronte a questo ho un tal senso di disgusto che devo stare molto attento a come continuare questa lettera». Caspita: roba che se qualcuno l’avesse scritto ieri, lui l’avrebbe fulminato dalle colonne dello stesso suo giornale. Ed è forte la tentazione di rispondergli continuando con i versi della strofa napoletana citata, «se il mellone è uscito bianco, tu cu chi t’ ‘a vuó’ piglià?».

Perché Staino dovrebbe sapere che nessun uomo cambia mai davvero, e se Renzi è adesso quello che lui dice, probabilmente lo era anche prima. Insomma, dovrebbe ricordare che qualcuno già eccepiva sulle qualità di quel segretario che lui difendeva non lesinando randellate a chiunque dissentisse dalla linea. A questo punto, la linea è quella: difendila, caro Sergio, e ricorda che, per esserne stato ascaro e giannizzero, ne sei stato corresponsabile.

Se cerchi aiuto, noi siamo lì dove hai contribuito a mandarci; sei stato pure tu a cacciarci.

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