Se l’hanno deciso all’unanimità

«Tu te ne devi andare? Sono tubetti che non ti riguardano», replica un indispettito Luca Cupiello al figlio Tommasino che tenta di eccepire sul tipo di pasta da preparare per il pranzo, dopo aver già deciso il suo abbandono della casa paterna. E siccome, da meridionale, quella commedia l’ho vista più volte, prima che altri possano dirmelo, me lo dico da solo. Ciò detto, però, rimane la mia facoltà di guardare alle cose per quelle che accadono, e di tentare, per quanto senza successo, di provare a capirle. Prendo, per esempio, le vicende del Pd nella Granda.

E provo a farlo citando il suo segretario nazionale: «scissione è una delle parole più brutte, di peggio c’è solo la parola ricatto». Come non essere d’accordo; il ricatto, la minaccia, tolgono la libertà e, in politica e in democrazia, senza quella è difficile andare avanti. Quindi, al tempo in cui lessi che, nella Cuneo che da anni vivo, il Pd avrebbe candidato a sindaco la senatrice Patrizia Manassero, per decisione unanime degli organi del partito, ci credetti. E quando mi sono trovato sotto gli occhi degli articoli in cui si leggeva che, sempre il Pd, minacciava di togliere il simbolo alla sua esponente perché i vertici nazionali e regionali volevano che il sostegno fosse dato alla ricandidatura del sindaco in carica, stupito ma sicuro, ho immaginato che il partito locale, avendo scelto all’unanimità quella candidatura, non lo avrebbe mai accettato, anche a costo di rischiare una rottura. Perché è come dice Renzi: «scissione è una delle parole più brutte, di peggio c’è solo la parola ricatto». E ai ricatti, ho pensato appunto in quell’occasione, alle minacce, come quella del ritiro del simbolo, non si cede, pure a rischio di rompere, di scindersi. E invece, sbagliavo io, evidentemente. Domenica mattina, apro gli stessi giornali e leggo che il Pd, unanimemente o poco meno, sosterrà il sindaco Borgna.

Ripeto, io sono andato via e sono sostegni e unanimità che non mi riguardano, certo. E d’altronde, non si capiva in effetti perché il Pd potesse sostenere lo stesso Borgna quale presidente della Provincia o essere con una delle forze principali della sua maggioranza in consiglio comunale tanto alleati in Regione da aver un assessore sua espressione in giunta con Chiamparino, per non parlare dell’unità di intenti e di orientamenti alle elezioni per i livelli superiori e nelle scelte di politica nazionale, ma non in Comune, senza evitare che il tutto apparisse come affare eccessivamente localistico, quando non, e so che non è il caso, addirittura personalistico.

Evidentemente, l’errore è solo mio, non può essere diversamente. Non so se ho sbagliato a credere all’unanime decisione precedente o se sbaglio a meravigliarmi dell’unitarietà attuale, ma non può essere che il frutto di una mia mancanza e di miei limiti ermeneutici. Eppure, date le premesse e il dibattito che per mesi si è sviluppato intorno alla questione, mi sarei aspettato da quella parte voci dissenzienti oltre ai comunicati di rito. Probabilmente, dicevo, per quegli errori di valutazione che compivo e compio.

Nondimeno, l’intera storia ha un sapore triste, come di amici che vedi passare senza più capirli.

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