Perché ve la prendete con i parlamentari al primo mandato?

L’ho già scritto su queste pagine virtuali, ma lo ripeto: io non ho alcun ansia elettorale. Né, tantomeno, paure di sorta. Che si voti nella prossima primavera o alla fine dell’inverno dell’anno che verrà, sempre la stessa scheda dovrò tirar fuori dal cassetto, ammesso che l’offerta politica valga la pena di porsi la domanda e recarsi al seggio. Nel caso contrario, potrei sempre optare per scelte più comode o divertenti, come un libro sulla poltrona, due passi in montagna, una gita al mare.

C’è però una deriva a cui cercherò di non cedere, quella che vuole i politici restii alle urne per ragioni d’emolumento. Per riassumere questo mood, bastano le parole del titolo e dell’incipit dell’articolo di Andrea Carrugati su La Stampa dello scorso 26 gennaio. «L’incubo dei peones: “Oddio, le urne!” Si rafforza il fronte anti-elezioni», titola il quotidiano torinese, che poi prosegue con parole che chiariscono meglio il bersaglio della canzonatura: «I deputati semplici terrorizzati di restare senza stipendio o senza pensione». Roba che nemmeno il più becero dei populisti. Soprattutto perché si riferisce a una precisa categoria di parlamentari: quelli al primo mandato. Sono loro, infatti, che devono temere di non raggiungere il traguardo della “pensione” (problema che in questi termini non si poneva, quando esisteva il vitalizio; ma si è voluto abolirlo per sedare la fame di qualunquismo, salvo scoprire che quell’idra è sempre insaziabile), e sono loro, spesso, a essere «deputati semplici», come li vuole quel giornale, non avendo avuto tempo costruirsi carriere tanto importanti quanto quelle dei loro colleghi di più lungo corso.

È davvero triste un Paese quello in cui le testate più importanti fanno il verso agli istinti più grossolani. Iniziarono le firme del Corriere della Sera la battaglia su La Casta, proseguono ora quelli del foglio che fu della Fiat (come un po’ tutto in quella città, peraltro). Il problema è quello scrigno di miasmi che così si forza è sempre lo stesso che in mano reggeva Pandora, e che lascia andar via spettri ingestibili dandoci appena il tempo di trattenere sul fondo, ultima condanna, la sola speranza.

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