Ne avete fatto scontro, vorreste che fosse patto?

Tenere il tedio a misura dinanzi al dibattito fiaccante che si sta sviluppando intorno al referendum sulla riforma della Costituzione voluta dal Governo è francamente sempre più difficile. Da un lato, i tifosi del “sì”, persino quelli che niente oltre la politica han fatto mai nella vita, che fomentano l’odio contro i politici, ché sono troppi e vanno ridotti; dall’altro, i sostenitori del “no” che parlano di derive autoritarie come se piovesse e rischi per una democrazia in cui, non pochi tra loro, in fondo nemmeno credono. Nel mezzo, ma realmente schiacciati, persone con buone ragioni e mille motivi, cercano di spiegare i propri “perché”, sempre più sospinti su una parte della barricata: di quel terreno di scontro che avete creato, non vorreste mica poi farne patto?

Perché il problema è tutto qui. Pur di approvare il testo come il capo desiderava, la maggioranza lo ha imposto in tutti i modi, facendosi dettare dall’esecutivo tempi, forme e nomi (sarebbe inutile e superfluo ricordare qui le tante e profonde pressioni governative sulla celerità del voto, sugli emendamenti per saltare le opposizioni, sulla sostituzione dei componenti di commissione potenzialmente non allineati) per portarlo in fondo. Risultato? Una riforma di parte su una Carta che, per sua precipua e inderogabile natura, dovrebbe unire. Ora, ditemi, ne è valsa la pena? E cosa rimarrà di questo clima il 5 dicembre, che vincano questi o quelli?

Anche io ho scelto la mia parte, certo. Ma con chi sta dall’altra, su quei temi, dovrei provare a discutere e trovare mediazioni percorribili. Invece, nulla. Per molti, talmente tanti da divenir egemoni in quel discorso, di quelli che approvano il testo di Renzi, io sono un gufo potenzialmente pericoloso, dato che se vincesse il “no” nessuna cosa cambierebbe e, al contempo e paradossalmente, il mondo così come lo conosciamo crollerebbe schiantandosi fra mercati impazziti, spread alle stelle, Pil nelle stalle, cavallette, alluvioni e siccità.

Per tanti del “no” (non per me, ma vale qui ciò che si diceva poco sopra sulle egemonie nel racconto), i “sì” sono i molti usi a obbedir tacendo, gli interessati, quanti non hanno capito cosa stanno sostenendo, ma lo sostengono solo perché la squadra di cui son supporters ha deciso di sostenerlo e, allora, sia bandita e perseguita ogni critica e qualsiasi dubbio, ché il nemico è sempre in ascolto e il disfattismo cela il suo maggior alleato.

E poi ti chiedono perché ti vien voglia di rinunciare e, come Gobetti, augurarti la ghigliottina.

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1 risposta a Ne avete fatto scontro, vorreste che fosse patto?

  1. Claudiogattini scrive:

    Che vinca il si od il no poco importa alle classi sociali meno abbienti,se alla imbecillità politica non si fosse aggiunta anche la schizofrenia del potere,inteso come tale,forse qualcosa di buono si potrebbe fare ma ahimè una vetrina val più di quattro milioni di indigenti.Che vinca il si od il no poco importa perché in nessuno dei due casi interessa risolvere i veri problemi dell’Italia,sarebbero davvero poche le soluzioni:sburocratizzazione delle PA,riduzione drastica irpef dipendenti e pensionati con aumento detrazioni sulle spese vive di casa,quoziente familiare(i figli costano quando fanno le superiori e l’università) riduzione fisco per imprese ,revisione sistema bancario ,a stretta partita di giro ,il QE profuso ad industrie e famiglie allo stesso tasso di interesse ,cioè zero,revisione seria della giustizia.Poco importa se vince il si od il no quando vi è la pervicacia a mantenere le cose come stanno ,collusioni con associazioni a delinquere,lobby,privilegi il tutto in nome della democrazia e della bischera UE.

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