«Quelli che stanno a posto in ogni posto»

«Coppoloni… gente da macello. Gente all’avventura. Gente senza istruzione. Gente da battaglia… Carne avvezza a patir, che dolor non sente… Gente da trapazzo, gente da lavoro. Gente da portare pane onesto alla sacrosanta casa e famiglia. Non siamo i Trozzoli, i Berrilli, gli Zampaglione. Le grandi famiglie… i notabili… Quelli col cappello. Quelli che ti fanno levare il cappello. Quelli stanno a posto in ogni posto. Noi siamo coppoloni e basta, ma la coppola che ci oscura la testa pure ci fa prendere il volo nel cielo».

Sono parole di Vinicio Capossela, da Il paese dei Coppoloni. Me le ha sbattute in faccia la memoria l’altro giorno, quando un’amica mi ha fatto notare che le mie osservazioni sull’ultima intervista di Giuliano Pisapia, in fin dei conti, si potevano analizzare anche con un altro metro: «lui», era la sua tesi, «è della stessa natura degli altri, perché è della stessa classe sociale degli altri». «E pure quelli che sono contro», aggiungeva, «se appartengono a quella cerchia, non possono non condividerne le tesi di fondo. Ecco perché io starò a casa; perché lì, fra schede e voti, non è più il mio posto, se mai lo è stato». Non è il suo posto, non è il posto di quelli come lei, col cappellaccio o con le scarpe grosse. Lì, lasciava intendere, è il posto di quelli con le calzature gentili e i copricapi eleganti. E quelli, si sa, «stanno a posto in ogni posto».

I “Coppoloni” di Capossela come i “Cafoni” di Silone o i “Contadini” di Levi: «carne avvezza a patir, che dolo non sente». Tutto il resto, le mie comprese, anzi, le mie per prime, sono elucubrazioni sterili di gente che sta troppo bene e ha tanto tempo da dedicarvici. Lei non ha tempo, loro non hanno tempo, né voglia di dedicarsi a riflessioni inutili che, scava, scava, non spostano nulla nella vita e nelle difficoltà di tutti i giorni.

«Divertitevi voi con le figurine», sembrano dirci, «per noi, semplicemente, ciò di cui parlate è il gioco di quelli che stanno bene, quelli che ti fanno, o vorrebbero farti, levare il cappello. Quelli che stanno a posto in ogni posto. Che non fingano almeno di stare dalla nostra parte. O meglio, facciano quel che vogliono; tanto noi sappiamo come davvero stanno le cose che ci riguardano».

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2 risposte a «Quelli che stanno a posto in ogni posto»

  1. Fabrizio scrive:

    #ricordarsipernonscordare
    La vita quotidiana tra ,nucleo familiare, lavoro,societa’;
    la vita quotidiana tra, autonomia,equita’, solidarieta’;
    la vita quotidiana tra, principi , diritti , doveri;
    la vita quotidiana tra , etica, economia,politica;
    la vita quotidiana tra, gestione , obiettivo, controllo;
    la vita quotidiana tra, garanzia, costituzione,istituzione
    la vita quotidiana tra, popolazione,territorio,leggi;
    la vita quotidiana dei terremotati la si aiuta offrendo opportunita’ reali e concrete , non tendopoli ma camper e caravan protempori per …………..

  2. Fabrizio scrive:

    Rappresentanza Potere Legislativo/Governativo : uguaglianza proporzionale equamente distribuita
    Il Renzi ha sempre detto , quando non gli fa comodo , che le elezioni”voto sovranità popolare” amministrative ,comunali e regionali ,non hanno nulla a che vedere con le votazioni nazionali.
    Una persona istituzionale , governativa, che ha giurato sulla Costituzione e dice quanto sopradescritto , viola spudoratamente l’unità del Paese .
    Quando dice che nessuno lo puo’ intimorire o ricattare perche’ andrà avanti anche da solo , ma per chi non si sa in quanto non e’ stato mai eletto dal popolo sovrano,e’ un governante conservatore , immutabile,irrispettoso,reazionario.
    Renzi e’ praticamente, haime’ per noi, quello che sta a posto in ogni posto!
    L’Italia : circa 60 mlioni di abitanti, 8101 comuni ,110 ex provincie , 10 città metropolitane, 20 regioni.

    P.S. segue ……………….

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