Dei dati sull’occupazione e di altre stranezze

Ci voleva Crozza, con la sua solita sagacia e puntualità, a spiegare l’arcano che sta dietro le ballerine e intermittenti rilevazioni dei dati sull’occupazione, che un mese segnano dei “più” così consistenti da far “cinguettare”, nel senso di Twitter e non solo, tutto il governo su quanto sia bello e forte il Jobs act, mentre l’altro spiegano che gli occupati sono un po’ meno di quello che si crede e soprattutto più precari, generando atterriti silenzi sui profili social-ministeriali.

Dice l’autore della copertina in Di martedì, la trasmissione di La7 condotta da Floris: «Poletti, nel conto degli occupati, calcola anche chi, con i voucher, lavora solo un’ora alla settimana, che è come se tu calcolassi tra i romanzieri anche quelli che scrivono i post su Facebook». Precisamente quello che avviene. E i governanti di questo dovrebbero averne contezza. No, non perché si debbano preoccupare delle sorti degli altri, figuriamoci. Semplicemente per capire l’orizzonte delle loro. Pensateci: se l’esplosione di occupati fosse avvenuta nei termini in cui essi l’hanno decantata, non avrebbero avuto altri e migliori risultati elettorali? Invece, dal “voto della speranza”, quel 40,8% stampato a caratteri cubitali nelle kermesse del partito del governo, si è scesi a livelli molto più bassi, perdendo in qualche caso le competizioni in città importanti contro quelli che loro stessi chiamano «dilettanti». Domande? Dubbi? Quando mai! E infatti, qui siamo ora, a raccontarci di cifre che nessuno incontra nella sua vita.

Credo pure, per quanto non ne abbia conferma empirica, che il continuare a comunicare un balzo in avanti dell’occupazione e del benessere della nazione sia, per ciò che riguarda le sorti degli annunciatori, fortemente controproducente. Se io sono disoccupato nel concreto, ma vengo contato fra gli occupati perché la settimana scorsa ho fatto due giorni di lavoro con i voucher nell’impresa di pulizie d’un mio conoscente, potrei non essere contento di vedere che di quella mia disperazione qualche governante fa motivo di giubilo.

Poi, certo, il competente, absit iniura verbis, ministro del Lavoro Poletti, con una paternalistica versione da bar dello sport del monologo di Menenio Agrippa, potrebbe spiegarci che un giorno di lavoro è sempre meglio che niente, e i suoi figli han spostato cassette ai mercati per quattro soldi. Però non è scontato che chi non è più un giovanotto come loro e anzi ne abbia alcuni dei suoi da mantenere corra ad applaudire simili perle di saggezza, se nel frattempo è impegnato nella difficile operazione di far quadrare il mutuo con la cena.

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2 risposte a Dei dati sull’occupazione e di altre stranezze

  1. Pingback: Schiavi di un dio minore e la differenza che passa tra un romanzo e un post su Facebook – [ciwati]

  2. Fabrizio scrive:

    Ciao Rocco,
    la prima parte del quesito referendum costituzionale dice:
    -disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario-

    Premesso che , come ci insegnano , una virgola o un termine pregiudica il comune senso di apprendimento e conoscenza sia nella forma e sia nel contenuto, mi domando e domando a voi se il primo comma (del quesito) rispetti il principo sacrosanto del “Non alla discriminazione di genere”.
    Genere=Raggruppamento di cose o persone con caratteristiche comuni
    Certo e’ strano che nella legge elettorale , come ci insegnano, sia stata rispettata la parita’ di genere e al tempo stesso la si vuole superare da un’altra parte!
    Ma cosa dovrebbero fare due generi umani che decidessero di convivere e condividere la vita quotidiana di disposizioni sul superamento bicameralismo( due camere ) paritario e di legge elettorale ?

    A me mi sa tanto di una forma monocamerale ” genere padronale”, alla faccia delle pari opportunita’ di genere.

    Le pari opportunita’ di genere

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