Se milleduecento euro vi sembran tanti

L’Ape, che non è il triciclo della Piaggio, ma l’anticipo pensionistico proposto dal Governo per i lavoratori che sono vicini alla messa a riposo e che potranno andarci con una forma di autofinanziamento e rate da rimborsare sull’assegno pensionistico comprese fra i 50 e i 200 euro, a seconda dei casi e del reddito, è una possibilità in più. Non risolve i problemi creati dalle riforme degli ultimi anni, però non si può dire che sia inutile o sbagliato.

Quello che mi ha fatto riflettere della misura del Governo per i, diciamo così, “pensionandi” è un altro aspetto. L’Ape, si legge nelle prime anticipazioni di stampa, sarà completamente gratuito per i disoccupati e i lavoratori in condizioni disagiate, e questo lo ritengo giusto e ben fatto. Inoltre, nessuna trattenuta a carico dei futuri neo-pensionati sarà effettuata nei casi in cui l’assegno previdenziale non arrivi a 1.200 euro netti. Pure qui, la scelta è opportuna e condivisibile, ma porta a una conclusione; per chi ha pensato quella misura, 1.200 euro netti mensili garantiscono una condizione di vita confortevole. Non lo dico solo per questo caso, dato che anche gli “80 euro” avevano quella come soglia di riferimento, e non intendo nemmeno sostenere che 1.200 euro siano pochi: io che li prendo, per quanto ancora precari e comprensivi del “bonus Renzi”, posso affermare che consentono di vivere senza particolari rinunce. Ma loro che fanno le leggi possono sostenere che siano così tanti da far decadere, raggiuntili, ogni ulteriore beneficio o aiuto?

Sì, voglio fare un po’ di sano e chiaro populismo: pensando, come i legislatori fanno, che per un lavoratore o un pensionato quella cifra sia «sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa», per dirla nella lettera costituzionale, non hanno alcun imbarazzo a considerare il loro emolumento? Più o meno 5.000 euro netti di indennità, 3.500 di diaria, circa 3.700 di rimborso spese per l’esercizio di mandato, di cui la metà forfettariamente e l’altra a presentazione di fatture per collaborazioni e consulenze, tra i 3.300 e i 4.000 di rimborso spese per il tragitto casa-aeroporto e anche 100 euro mensili per le telefonate (fonte Camera dei deputati). Non ero particolarmente bravo in matematica, però facendo a occhio la somma, quei mille e duecento euro di cui si parlava chi fa le leggi li prende in meno di tre giorni.

Qualunquismo? Forse; ma non sono i vertici della politica a parlare di tagliarne stipendi e poltrone?

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1 risposta a Se milleduecento euro vi sembran tanti

  1. Fabrizio scrive:

    Le riforme sociali,culturali , economiche e finanziarie effettuate dal governo sono strettamente legate alla riforma costituzionale per un dato di fatto nascosto volutamente.
    Come ho gia’ commentato , tempo fa , la riforma costituzionale altera i principi e valori della prima parte della Ns.Costituzione; principi democratici, diritti civili, diritti economici, eccetera ed eccetera.

    Una domanda mi assilla e cioe’:
    se vincesse il si al referendum costituzionale con bassa affluenza dell’elettorato e se l’italicum non venisse piu’ modificato e se la Consulta si esprimesse a favore ,della legge fornero , del job act,della scuola ,eccetera ed eccetera,cosa dovrebbe fare un qualsiai governo ?
    Un’altro qualsiasi governo dovra’ modificare, come legge ordinaria,tutte quelle parti non coerenti con le leggi riforme legate alla Nuova Costituzione.

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