La resa

Giorni fa, un amico molto discreto e sempre onesto, scriveva sulla sua pagina Facebook della voglia di rinuncia a ricercare forme e modi per «restituire quanto si è ricevuto nell’ambito pubblico», per usare le sue eleganti parole, e quindi dell’intenzione di mettersi in disparte, pur non sottacendo il dispiacere e la difficoltà di rimanere «fuori dai giochi». Parlava di politica, certo, e lo faceva nel modo più bello: parlando di emozioni e sentimenti.

Credo siano in tanti a provare stati d’animo non dissimili da quello di cui lui parlava. Personalmente, spesso lo avverto. Non so se davvero ci sia o meno qualcosa che io possa (o debba) restituire nella sfera pubblica nelle forme della partecipazione o in qualche altro modo politico, ma mi ritrovo in quelle sue frasi. E vien voglia di arrendersi al nuovo che viene avanti, seppure non di rado anagraficamente meno giovane di me, ma innegabilmente capace di uno spirito d’adeguamento che, mi tocca ammettere, non ho più e probabilmente non ho mai avuto.

Cresce così la tentazione di lasciar perdere, di farsi di lato, di mettersi in un angolo e lasciar fare. Troppo comodo? Può essere, ma sinceramente non m’interessa e non è affar mio rispondere e spiegare alcunché in riferimento di una simile ipotetica osservazione che potrebbe essermi mossa dai teorici dell’impegno a ogni costo.

Una cosa, però, sento di doverla dire. Rispetto al mio amico, sono indiscutibilmente più fortunato. Quand’anche dovessi tirarmi «fuori dai giochi», non avvertirei per quello alcuna difficoltà e nessun dispiacere. Forse, per la semplice ragione che “dentro” non ci sono mai stato.

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1 risposta a La resa

  1. Fabrizio scrive:

    La resa del mozzo(Bersani ) !
    Dalla lingua contadina “seria” e’ passato , nei dati di fatto, alla lingua disinvolta”ludica autoreferenziale”.
    Il mozzo si e’arreso alla serieta’ di posizione (elezioni politiche 2013) all’informale e frivola sudditanza del posizionamento ( andare avanti perche’ ci conviene).

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