Una maggioranza che arriva da molto lontano

Il voto britannico ha aperto una serie di riflessioni e commenti, da quelli che hanno definito «semplicemente un’aberrazione il referendum inglese», roba che nemmeno l’aristocrazia francese prima della rivoluzione, a quanti vi han visto «un vero abuso di democrazia», giudizio non strano, in bocca a chi di quella non ha mai fatto realmente pratica. I più simpatici sono stati gli eletti dal popolo che non hanno esitato a spiegare che «elettori disinformati producono disastri epocali, per votare servirebbe l’esame di cittadinanza», e qualche disastro in effetti devono averlo prodotto, se han dato credito e consensi a chi così parla.

In tutto questo, però, è un fatto che la qualità media degli elettori sia quella che è. Provando a guardare in casa nostra, l’Istat, a inizio anno, ci ha ricordato che nel corso del 2015, solo il 42% degli italiani ha letto almeno un libro, mentre il restante 58 non ha sfogliato una pagina che fosse una. Questo toglie o aggiunge qualcosa al voto degli uni rispetto a quello degli altri? Ovviamente no. E siccome, da sempre minoranza, m’hanno spiegato che la maggioranza ha ragione, anche quel 58 per cento deve avercela. Come ce l’hanno i 52 inglesi su 100 che hanno detto di voler andarsene dall’Unione europea, e a poco, se non a nulla, valgono i patetici tentativi per una seconda consultazione; si è già votato, fatevene una ragione, come spiegano i maggioritari a me ogni volta che, e questa non fa eccezione, le mie idee perdono.

Per fortuna, non ho la cultura, il censo e la stirpe per rischiare di ritenermi superiore a nessuno, e forse per questo non riesco a capire quei potenti che ora scoprono la composizione delle maggioranze: sono quelle da sempre, anche quando, spesso, hanno concesso a voi le loro ragioni. E non vi siete mai preoccupati di cambiarne la qualità e migliorarne la preparazione, perché a voi bastava che vi votassero, e se fosse senza comprenderne pienamente i risvolti, in fin dei conti, era pure meglio.

L’importante, a giudicare dall’impegno che i governanti han sempre messo nello spiegare a chi dubitava della strada scelta, era che i più lavorassero, consumassero e si accontentassero di quel benessere (che poi è solo l’aspirazione più o meno frustrata al tanto avere, ma è inutile provare a spiegarlo, perché io sono minoranza) che riuscivate a garantire. Ora, contrattosi quello, vi abbandonano. E che vi aspettavate?

A quelli che vi parlavano della necessaria funzione pedagogica e sociale della politica e della necessità di formare una nuova cittadinanza partecipante e partecipe avete fatto spallucce, lasciando intendere che, finché votavano come volevate, tutto andava bene. Anzi, con un racconto a fumetti che vi tornava comodo allo stesso modo in cui ora vi si ritorce contro, agli stessi a cui chiedevate il voto vi rivolgevate, paternalisticamente, per irridere chi parlava d’altro, dipingendoli quali elitari e presuntuosi, contro il benessere perché benestanti.

Ma quando mai! Con le parole di Riccardo Lombardi: «la nostra lotta è contro la società affluente e il benessere, non già perché non vogliamo il benessere, ma perché vogliamo un certo tipo di benessere, non quello che domanda tremila tipi di cosmetici o una dispersione immensa di risorse, ma quello che domanda più cultura, che domanda più soddisfazione ai bisogni umani, più capacità per gli operai di leggere Dante o di apprezzare Picasso, perché questa, che preconizziamo, è una società in cui l’uomo diventa diverso a poco a poco e diventa uguale; diventa uguale all’industriale o all’imprenditore non perché ha l’automobile, ma perché è capace di studiare, di apprezzare i beni essenziali della vita».

A voi bastava che comprassero e vi votassero. Finché han smesso di fare entrambe le cose.

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1 risposta a Una maggioranza che arriva da molto lontano

  1. Fabrizio scrive:

    Una maggioranza che arriva da molto lontano e che si e’ concretizzata dall’inizio della crisi statunitense anno 2008.
    Una maggioranza di politici governanti pronti a cavalcare il passaparola del momento ” Ora tocca a te”!
    Il primo “ora tocca a te” nel 2009, al Primo Ministro Spagnolo per cavalcare la crisi economica/finanziaria del Portogallo ;il secondo nel 2010, al Primo Ministro
    Inglese per cavalcare la crisi dell’Irlanda; il terzo nel 2011 al Primo Ministro Francese per cavalcare la crisi della Spagna alla quale si e’aggiunta una crisi diplomatica ( sulla Libia) fra Primo Ministro Francese e Primo Ministro Italiano; il quarto nel 2012 al Primo Ministro Italiano ” scelto e non eletto” per cavalcare la crisi Grecia.
    Nel 2013 scelto e voluto un’anno di impasse generale , stallo economico/finanziario per mettere in campo ” si torna indietro e si ricomincia daccapo perche’ ………….

    p.s. continua….

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