Aspettando il 25 aprile

Leggere il comunicato dell’Anpi rispetto alla questione del referendum costituzionale è un esercizio interessante, quasi un viaggio nel tempo, si potrebbe dire. Riporta all’epoca bizantina, ai fasti della retorica nell’uso politico o alle sofisticate e pleonastiche argomentazioni oratorie che sostenevano i cavillosi ragionamenti nella prima Repubblica.

Tuttavia, una cosa è chiara e l’associazione dei partigiani ha voluto metterla ben in risalto all’inizio del testo: loro si schierano «per il referendum popolare, per dire “no” alla legge di riforma del Senato ed alla legge elettorale». È del tutto evidente che, con quella posizione, essi si schierino contro o almeno dall’altra parte rispetto a quanti quella riforma l’hanno voluta, sostenuta e approvata. L’Anpi reputa la propria decisione «funzionale al bene del Paese e della collettività e soprattutto all’intransigente (e non conservatrice) salvaguardia della Costituzione», ribadendo che la scelta referendaria è «una questione di democrazia». Chi ha votato a favore del ddl costituzionale e per l’Italicum, ragionevolmente, pensa esattamente il contrario.

E non stiamo parlando di dettagli, ma dell’architrave del comune stare insieme di un Paese, la Costituzione, appunto, e delle regole con le quali la sovranità che appartiene al popolo si traduce nelle istituzioni, ché a quello servono le leggi elettorali, giusto? In sintesi, a dividere le visioni dell’Anpi e di quelli che hanno approvato tali leggi è un differente concetto di democrazia; rappresentativa e fedele ai principi della Carta del ’48, per i primi, governante e finalmente libera da quei vincoli che la immobilizzavano “da settant’anni”, letterale, per i secondi.

Posizioni legittimamente disaccordi, per carità. Mi veniva solamente da sorridere per i protagonisti di questa divisione sulla sostanza stessa della forma di governo e dell’assetto repubblicano: da una parte l’Anpi, dall’altra il Pd, solitamente dalla stessa quando si trattava di difendere la “Costituzione più bella del mondo, nata dalla Resistenza” dai tentativi di cambiamento promossi da qualcun altro.

Chissà come saranno assegnati i posti alle celebrazioni del prossimo 25 aprile.

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