L’ottimismo non lo imponi per decreto

«C’è una ripresa ma debole, non un’accelerazione, viviamo in un mondo post-recessione e io sono tra quelli che ritengono che l’ipotesi di stagnazione secolare non sia così peregrina». Sono parole del ministro Padoan, pronunciate intervenendo a un convegno degli industriali. E se le dice il titolare dell’economia del governo dell’ottimismo, non si può certo tacciarle di “gufismo”.

Il responsabile del dicastero di via XX Settembre fa un’osservazione che in molti ripetono da tempo, e non necessariamente nelle alte sfere dell’establishment e dell’intellighenzia finanziaria e produttiva che capiscono di mercati azionari e andamenti congiunturali, ma anche fra i mercati che frequento io, quelli con i banchi variopinti e la contrattazione semplice dei prezzi, puntualmente molto alti per chi compra e troppo bassi per chi vende: potrebbe esserci una ripresa, però non è detto che sia sufficiente a spingere decisamente tutto il sistema. E non perché chi lo dice sia “gufo”, ma perché chi guarda la realtà vede questo scenario possibile.

D’altronde, l’idea che passata la tempesta, gli augelli tornassero a far festa e tutto sarebbe ripartito sic et simpliciter, come prima e quasi che nel mentre non fosse accaduto alcunché, era una roba che poteva funzionare al massimo in un ritrovo triste di yuppies fuori tempo sotto le volte d’una stazione da cui i treni non partono più da tempo. La fiducia del Parlamento il Governo la può strappare facilmente, disegnando lo scenario della fine della legislatura e delle connesse indennità, ma l’ottimismo non si può imporlo per decreto.

E se produttori e consumatori, che poi è il modo paradossale in cui gli analisti dividono il mondo, come se gli uni non fossero pure gli altri, non si fidano del futuro, non hai mica tanti margini per convincerli del contrario, indipendentemente da quello che fai dire alle tue rilevazioni.

La fiducia, infatti, è una signora all’antica e molto riservata, non si lascia sedurre facilmente; se gli prometti scenari precari, per quanto tu li travesta da competitività e meritocrazia, flessibilità e modernismo, è probabile ch’essa non li lasci ingannare, e si ritiri nelle sue stanze.

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1 risposta a L’ottimismo non lo imponi per decreto

  1. Fabrizio scrive:

    Il ns.made in italy , politicante e politichese :
    “Verita’ Nascoste” tra specchi,allodole,piccioni,eccetera ed eccetera.

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