Logorati dal potere

No, non aveva ragione Andreotti. Su quello come su altre cose, quando sosteneva che il potere logorasse quelli che non l’avevano, sbagliava. O mentiva, sapendo quanto lui stesso ne fosse stato logorato. A questo ho pensato leggendo la notizia dell’indagine su Vincenzo De Luca in relazione a una presunta trattativa condotta nel tentativo di determinare in suo favore la sentenza relativa alla possibile sua sospensione dalla carica di presidente della Regione Campania, per gli effetti della “legge Severino”.

M’interessa poco il merito della questione: sarà affare dei giudici definirlo. Ma il contesto, quello sì, quello è politico. E anche sociale. Pure antropologico, oserei. Ne emerge la figura della disperazione più nera, che rende pronti a qualsiasi cosa per rimanere a galla, abbarbicati a quel potere che insieme consuma e consente di vivere. E il contorno di mistificazioni e minacce, promesse e offerte, inspessisce i colori tetri del quadro, rendendone penosa la visione.

Hanno il volto tirato dei De Luca i vincenti di oggi. Del “potere” han fatto “vizio”, che ne consuma le vite come tutte le dipendenze fanno con gli uomini, condizionandone i sentimenti e i pensieri, limitandone la libertà e il volere. È triste guardarli, e lo è di più sapere che c’è chi a loro guarda con ammirazione. In questo, se non in altro, davvero essi sono “impresentabili”, e per quello, se non per altro, si sarebbero dovuti evitare. Ma dubito che tra chi sostenne e sostiene la bontà di simili candidature ci sarà qualcuno pronto a scusarsi con Rosy Bindi.

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