La sindrome di Ignazio

Si dimetterà, non si dimetterà, sarà sfiduciato, non sarà sfiduciato, rimarrà sindaco, non rimarrà sindaco: frankly, I don’t give a damn. Faccia quello che vuole, l’idea dell’uomo e della situazione in molti ce la siamo già fatta. Marino continua il balletto, e ormai la faccenda rasenta il ridicolo, dopo aver imperversato nel grottesco. Io mi sarei dimesso quando i primi arresti hanno lambito il consiglio e la giunta comunali, ma arrivati a questo punto, andare in aula per chiedere un voto non è nemmeno poi così sbagliato: facciano lui e il Pd quello che ritengono per continuare nel disordine che hanno determinato.

Ciò che mi lascia perplesso, semmai, è proprio il rapporto di Marino col Pd. Loro non lo vogliono, e glielo dicono in tutti i modi. Barca afferma che li ha traditi (inserendo la categoria dei traditori nel discorso politico, dando così la stura a centinaia di interpretazioni) e che ora il “Pd cattivo” lo sta usando (certificando l’esistenza di un pezzo “cattivo” all’interno del Pd, e magari stupendosi che qualcuno non si fidi più di quel partito). Orfini parla di “opportunisti” dietro quanto sta accadendo, e dice che questi “non fermeranno il rinnovamento” del Pd; in effetti, il dubbio è che essi siano proprio quel rinnovamento. E mentre Renzi lo ignora, facendogli in tutti i modi capire che il rapporto fra loro è finito, lui pensa ad appostamenti in aeroporto per poterci parlare, come un innamorato abbandonato.

In tutto questo, Marino continua a guardare al Pd come al suo partito. Chiariamo: dei destini suoi e del Pd, sinceramente, non m’interessa più tanto. Mi incuriosiscono i processi, diciamo così, psicologici che intravedo. Dalla segreteria nazionale lo scaricano? Lui li insegue. Il commissario cittadino e tutti gli esponenti locali lo abbandonano? Lui li aspetta. Il giornale del partito lo massacra quotidianamente? Lui lo accetta. E con livelli e margini di trasporto verso quella comunità che lo respinge davvero stupefacenti: roba che a Stoccolma diagnosticherebbero come “sindrome di Ignazio”.

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