No, dico, sei pur sempre Rondolino

Un amico mi ha girato ieri il commento sarcastico sulla ‘cosa rossa’ scritto da Rondolino per l’Unità. Avevo già letto, purtroppo, la sua spiegazione del senso ultimo dell’ingraismo qualche tempo fa. Ma, inopinatamente, ho fatto un errore: cliccando sulla firma dell’articolo, mi sono apparsi tutti gli editoriali scritti dalla penna che fu dalemiana, ai tempi del D’Alema di governo, come oggi è renzianza, perché è Renzi a comandare, e nonostante le quotidiane intemerate, sarebbe pronta domani a farsi travagliana, se a Travaglio capitasse in sorte d’esser potente.

Ora, a parte la curiosa circostanza che vede un giornalista (parlando con decenza) curare una rubrica contro un giornale, le intemerate del nostro eroe non risparmiano nessuno. L’altro giorno era la volta di Caselli, che secondo Rondolino voleva l’applauso in opposizione al Governo. Ma prima c’erano stati Zagrebelsky (a proposito, Fabri’, con la “y”), Revelli, Bonsanti, Asor Rosa, e Canfora. Per tutti, il già consulente per la comunicazione della prima edizione italiana del Grande Fratello ha avuto parole dure e taglienti. La colpa dei suoi bersagli? Sempre e solo una: non essere diventati estaticamente renziani.

Ovviamente, io lo capisco: sapere che nel mondo c’è qualcuno che può vivere delle proprie parole e del proprio lavoro senza per forza dover essere scelto da Daniela Santanché quale consulente in primarie mai tenute può essere duro, per carità. Solo che, insomma, uno dovrebbe anche capire fin dove può arrivare. Alcuni di quei nomi citati li ritengo maestri insuperabili, altri superati interpreti di stagioni passate. In ogni caso, gente che qualcosa da dire l’ha avuta e l’ha, senza dover suonare la musica del padrone di turno. E poi, dico, tu sei pur sempre Rondolino, no?

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