L’ultimo spenga la luce

“Ore 15, la seduta è sciolta”, titola in prima l’Unità, precisando che, col voto di ieri, si è sancito “lo storico addio al Senato e al bicameralismo, obiettivo inseguito per 50 anni”. Sulla stessa pagina, un sempre ossequioso Luigi Zanda spiega il senso di questa “bella giornata”, frutto di “un accordo condiviso dalla maggioranza delle senatrici e dei senatori del Pd che, a prescindere dalle diverse sensibilità, hanno dimostrato di avere in comune il senso di responsabilità nei confronti del Paese e la consapevolezza del valore dell’unità. Un’unità che ha consentito l’esito positivo della riforma e senza la quale sarebbe stata impossibile la compattezza dimostrata dalla maggioranza”.

Insomma, dice il capogruppo dem a Palazzo Madama, la riforma è frutto del ritrovato equilibrio nel partito guidato da Renzi e nella maggioranza che lo stesso governa. E il giornale di quel partito e di quella maggioranza, festeggia la fine del pericoloso covo di perdigiorno che è il Senato, inseguita per mezzo secolo. Nel quale, immagino, schiere di mangiapane a tradimento hanno dilapidato le risorse degli italiani in forma di emolumenti per un lavoro dannoso e inutile. Perché è questo il senso del discorso, giusto? Il Senato è superfluo, il bicameralismo dannoso, e tutti e due hanno bloccato il Paese per decenni. Meno male che ce ne siamo liberati. Inoltre, l’insegnamento che ne deriva è che il partito di maggioranza, avendone i numeri o potendoli determinare (seppure, o proprio, in virtù di una legge elettorale giudicata incostituzionale dalla Consulta), ha il pieno diritto di riscrivere a suo piacimento la forma di governo e l’assetto delle istituzioni, alla faccia dei dissidenti, gufi e rosiconi. L’importante, ovviamente, è l’unità, della maggioranza e del partito.

Per un attimo, immaginate che al prossimo giro, la futura maggioranza volesse fare altrettanto. Oggi, per fare un esempio, il Pd variamente inteso e alleato, pur rappresentando mediamente solo il quaranta per cento dei voti raccolti nelle diverse competizioni regionali (dato ottenuto rapportando le percentuali prese nelle singole elezioni col “peso” del territorio in considerazione alla dimensione nazionale), esprimerebbe la maggioranza dei voti nel Senato rinnovato. Con identica percentuale, inoltre, grazie all’Italicum, l’avrebbe altresì alla Camera.

Grazie al disegno appena approvato, il 40 per cento si farebbe maggioranza assoluta. E secondo gli insegnamenti appena sanciti, tale maggioranza avrebbe tutto il diritto di approvarsi le riforme gradite, anche quelle in cui servirebbe ancora il consenso di entrambi i rami parlamentari, e pure se tutte le altre forze politiche dovessero essere contrarie. Tutto normale, tutto corretto, tutto appropriato?

Certo che sì. Tanto, vinceranno sempre i buoni, no?

Questa voce è stata pubblicata in libertà di espressione, politica e contrassegnata con , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento