Per dir del merito dei fatti (e non dei meriti in potenza)

Possibile, il nascente soggetto politico a cui ho aderito, ha depositato alcuni quesiti referendari su lavoro, scuola, democrazia e ambiente che hanno come obiettivo l’eliminazione della nuova norma sui licenziamenti illegittimi e quelle sul demansionamento, il ripristino della libertà di insegnamento senza presidi manager o sceriffo, una nuova cultura dell’ambiente capace di superare la logica fatta di trivelle in ogni mare e in ogni valle e grandi opere come se piovesse, che poi è proprio quando piove il problema, e la volontà di ribadire il principio che sono gli elettori a scegliere gli eletti. Ora si stanno raccogliendo le firme, come sapete, e quindi vi chiedo di firmare.

Ma non è (solo) per fare un invito alla sottoscrizione che scrivo oggi. Quello che mi muove è (anche) la volontà di chiarire alcune cose. Innanzitutto, che questi referendum non sono un tentativo di “mettere il cappello”, come dicono quelli abituati ad accomodarsi, su alcunché. Per essere valida, l’eventuale consultazione deve vedere la partecipazione della metà più uno degli elettori e il voto favorevole della maggioranza di questi; vi sembra che qualcuno con qualcosa sotto quel cappello possa pensare di intestarsi un simile risultato? Il tema, semmai, è un altro: chi condivide le critiche (spesso con toni più duri e radicali dei miei) a quei provvedimenti, perché non sostiene il tentativo di abrogarli? Perché si perde in distinguo? Perché non ci prova con noi, come io mi sono ritrovato spesso a fare con quelli che proponevano cose che condividevo, non chiedendomi quali fini di visibilità potessero perseguire? Sono ingenuo, forse, però me lo chiedo davvero.

Ho sentito dire, per esempio, da amici della Cgil con cui eravamo a Roma contro il Jobs act e con i quali abbiamo condannato più volte la Buona scuola, che “non si possono raccogliere le firme ad agosto”. Ora, a parte che i mesi sono tre, con luglio e settembre, ma non si misero a raccoglierle loro lo scorso anno nello stesso periodo? Altri, sempre da quella organizzazione a cui mensilmente pago la quota d’iscrizione, mi han detto che Civati ha sbagliato “a partire da solo” senza coinvolgerli. Boh, non è proprio da solo, e comunque io ricordo importanti leader sindacali in seguite trasmissioni televisive affermare, pochi mesi fa, che “il sindacato è contro la legge Fornero e coerentemente appoggerà il referendum abrogativo, seppure proposto dalla Lega Nord”; cos’è accaduto, s’è smarrito il filo di quella coerenza o non si era contro le cose a cui ci si dichiarava contrari?

E potrei continuare, sebbene servirebbe a poco, e ancor meno chiarirebbe quello che voglio dire. In sintesi: io credo che i provvedimenti che i quesiti vogliono abrogare siano sbagliati (e sbagliato, di conseguenza, è il governo e la maggioranza che, senza batter ciglio o sollevare eccezioni, li hanno voluti, sostenuti e approvati), per questo firmo e m’impegno a convincerne quanti riesco a fare altrettanto. Perché è il merito di quelle questioni a preoccuparmi, non i meriti potenzialmente accampabili sull’eventuale riuscita della mobilitazione.

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