Però a volte è tardi

C’è stato un particolare “uno-due” a quattro pugni, fatto di dichiarazioni e interviste, nei giorni scorsi che m’ha veramente stupito. Prima Bersani, alla Festa dell’Unità di Reggio Emilia dice come se nulla fosse che “questo Pd non c’entra con la sinistra”. Poi, addirittura, D’Alema dichiara al Corriere della Sera, manco fosse Vendola, che “è avvenuta una cosa più grave di una rottura politica; una rottura sentimentale”. Già, sì, concordo. E sono contento che se ne accorgano, seppur solo adesso, o semplicemente se solo in questo momento e circostanza lo ammettono. Però a volte è tardi; e questa è una di quelle.

Quando più o meno le stesse cose le dicevo io, notando che il sapore acre che si sente ora è solo quello del frutto d’un albero piantato tempo fa, e pertanto maturavo l’idea che fosse necessario lasciare il partito, da bersaniani e dalemiani già e ancora venivo apostrofato: “dilettante della politica” (cosa peraltro vera, dato che non la faccio per mestiere; e questo credo spieghi anche la subordinata precedente). Ero allora, come sono adesso, perché la questione è un po’ più lunga dell’era renziana, e molte derive che “non c’entrano con la sinistra”, per dirla con Bersani riscopertosi, e alcune “rotture sentimentali”, col D’Alema rinsavito, non sono affatto affare d’oggi.

Perché ci sono stati quelli che se ne sono andati prima, quelli che sono ritornati per dare un’altra possibilità, quelli che, per fare un esempio, con tutti gli errori commessi, capivano che il discrimine lo segnavano fatti radicali, come le manganellate, e chi stava sotto i colpi e chi a incitare e dirigere quanti colpivano, i diritti e le rivendicazioni dei lavoratori, e chi stava con loro e quanti coi padroni, l’idea che si ha di welfare e giustizia sociale, e chi stavano con quelli che mancano di tutto e quanti difendono i privilegi di coloro che hanno pure troppo. E poi, d’un tratto, ce li si è trovati alleati, i tuoi e gli altri, a promuoversi a vicenda, a darsi reciproche pacche sulle spalle per aver cancellato le tue speranze, a parlar la stessa lingua e con le medesime parole di quelli che si combattevano.

E allora, saluti e te ne vai. Perché hai già visto troppo, e sei pure stato messo ai margini solo perché protestavi “per convinzione, non per convenienza”, ancora in dalemiano rinnovato, o perché davvero ti preoccupavano le sorti e le possibili “torsioni dell’assetto democratico”, in bersaniano ritrovatosi, mentre loro, quelli che guidavano, giocavano a coltivare visibilmente velenosi “velardi” e allevare ossequiosamente obbedienti “orfini”; quelli erano e questi sono, i tanti su cui dicevate di voler costruire un progetto. E lo avete voluto proprio così com’è diventato, l’erede di quello che fu il più grande partito della sinistra.

In questo, capisco e comprendo le vostre ragioni nel non volerlo lasciare.

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