Buon 2 giugno. Per la Repubblica e per l’uguaglianza

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. E poi si aggiunge: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Perché senza la seconda parte di quell’articolo 3 della Costituzione, anche la prima e l’evocazione di uguaglianza che contiene, è di fatto nulla. Ce lo dicevano i nostri costituenti, ce lo spiegava Calamandrei, che metteva in relazione quel principio con l’impegno della Repubblica a garantire accesso e possibilità per raggiungere i più alti livelli d’istruzione, porta di accesso nella società. Ce lo dicevano i partigiani dal cui sacrificio la Repubblica nacque, ce lo diceva Pertini quando spronava a battersi “sempre per la libertà, per la pace, per la giustizia sociale. La libertà senza la giustizia sociale non è che una conquista fragile, che si risolve per molti nella libertà di morire di fame”.

Ecco, l’uguaglianza. Per me è il principio primo di quella Carta che fonda la nostra Repubblica, e il fine ultimo di ogni azione pubblica e politica che concepisco come compito della mia parte. Per questo ritengo che un diverso modo di intendere l’agire politico non solo sia possibile, e per questo m’impegno, ma necessario e doveroso.

Oggi, schiacciati da una forma ideologica estrema di considerazione del valore della vittoria, contano solo i vincenti, i più capaci, quelli che, per renderne più accettabile il dominio, si chiamano “meritevoli”, mentre, troppo spesso se non quasi sempre, sono solamente i “più forti”. Per premiare i campioni, quelli che arrivano primi, che sono davanti, però, non serviva affatto una repubblica, bastavano i re e le principesse. Il compito a cui guardare è ancora quello di “portare avanti tutti quelli che sono nati indietro”. Nenni diceva che quello era il socialismo, il lavoro da fare per la sinistra, e aveva ragione.

Il mondo è cambiato? Forse è così. Però ci sono ancora quelli che nascono indietro, che non possono accedere a tutte le possibilità, che anche se potessero, non avrebbero gli strumenti per metterle a frutto, e che per questo rinunciano a sentirsi parte di questa società che li esclude (il segnale dell’astensionismo è in questo emblematico), e non si può ignorarli perché è più facile esaltare coloro che ce la fanno, che è giusto che siano riconosciuti e apprezzati (e infatti lo sono) però stanno diventando l’unico metro di riconoscimento.

Il compito è ancora quello: portarli avanti tutti. Voi chiamatelo come volete, ma credo che sia un lavoro ineludibile, perché l’ingiustizia è ogni giorno più ampia, e cresce al crescere delle possibilità accessibili solo a chi ha la possibilità di coglierle.

Per la Repubblica e per l’uguaglianza, buon 2 giugno.

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