Poi dice che uno si butta a sinistra

Uno vorrebbe parlare d’altro, dopo aver già citato più e più volte i tanti attacchi di Matteo Renzi alla sinistra, ai sindacati, a chi continua, in direzione ostinata e contraria, a difendere i valori, i princìpi e le idee in cui si è sempre riconosciuto. E invece.

Invece, gli tocca di sentire la titolare del dicastero per le Riforme, Maria Elena Boschi, emblema, misura e metro della narrazione, pardon, dello storitelling, che all’inglese suona meglio, del Zeitgeist odierno, dire che la scuola non funziona perché è in mano ai sindacati. Oppure, la candidata alla presidenza della Regione Veneto per il Pd, Alessandra Moretti, rispondere alla Camusso che aveva detto che, se fosse stata una sua conterranea, si sarebbe trovata in estrema difficoltà a sostenerla con un voto, come se nulla fosse e con l’eleganza tipica dello stile ladylike, immagino, che, quello della leader cigiellina, è solamente il solito parlare della sinistra tafazzista. Mi chiedo: ma questi i voti li vogliono? Almeno quelli di quella parte politica, intendo.

No, dico, Renzi attacca la “sinistra-sinistra” (perché, c’è pure la “sinistra-destra”?) in piena campagna elettorale, e poi si stupisce che questa non sia entusiasta di votarlo, non corra a omaggiarlo, non gli renda l’onore che egli, e solo lui, ritiene di meritare.

La Boschi dice che la colpa dello sfascio della pubblica istruzione non sta nel fatto che la riduzione delle risorse ha costretto le scuole, antesignane nella pubblica amministrazione, a eliminare completamente la carta, anche dai bagni, ma nella sindacalizzazione del personale, e magari si lamenta pure del fatto che quelli non siano plaudenti alle sue uscite.

Saltando a piè pari qualsiasi forma di riflessione sul perché una sindacalista da sempre legata al suo partito arrivi a ipotizzare una sorta di astensione attiva non sentendosi più rappresentata, la Moretti attacca con toni da osteria l’intera sinistra legata al mondo del lavoro e del sindacato, senza immaginare che, forse, lo dico così, solo per ipotesi, tutti gli attacchi suoi e dei suoi a un’intera parte, tradizione e storia politica non producono esattamente entusiasmo.

Per farla breve, questi hanno cancellato l’articolo 18 e smontato lo Statuto dei lavoratori, previsto il demansionamento e il controllo a distanza, ipotizzato di favorire la scuola privata e i privati nella scuola pubblica, e si stupiscono che ci sia qualcuno che, essendosi battuto da sempre per il contrario di tutto questo, non accorra, festante, ad accogliere fra le braccia questo tipo di nuovo.

Insomma, per riportare la discussione a citazioni più elevate, “poi dice che uno si butta a sinistra”.

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