La conseguenza delle decisioni

Ha poco da urlare dai palchi della sua tournée elettorale il condottiero vittorioso, han poco da cantare i suoi corifei, ancor meno i seguenti coreuti, han poco da blaterare i molti emuli, i tanti interpreti, i troppi ripetitori, contro quelli che vanno via “perché non accettano la sfida del cambiamento”. La loro, come quella di chi li ha preceduti e di quanti seguiranno, è la risposta alle scelte che vengono fatte; i professionisti a chiacchiere della democrazia decidente, dovrebbero approfondire i nessi di causalità.

Per dirla in modo diverso, se dal Piave al Volturno, si scelgono quali compagni di viaggio persone che a loro agio stavano fra leghisti e missini, vuol dire che è a quel tipo di votanti che si guarda. Se le scelte di governo prese e attuate sono contro tutto quello che in una certa cultura politica si è sempre sostenuto, vuol dire che è a un diverso elettorato che si pensa. Se si afferma che proprio la sinistra e i suoi valori, ideali e punti fermi sono il motivo delle sconfitte, vuol dire che, per inseguire le personali vittorie, è proprio di quelli che ci si vuol liberare. Non ha senso, allora, stupirsi che questo avvenga.

Insomma, se la Moretti candida un razzista omofobo, vuol dire che mira al suo elettorato e ai suoi voti. Se De Luca candida tutti quelli che ha candidato, vuol dire che mira ai loro elettorati e ai loro voti. E se li si scelgono quali alleati, come non pensare che se ne condividano fini, mezzi e obiettivi? Può dunque stupire che qualcuno se ne vada? Può stupire che qualcuno, piuttosto che quei candidati e i loro alleati, possa preferire altri, addirittura un non voto o una scheda bianca?

Semplice, semplice: non tutti sono disposti a mettere da parte quello che sono per vincere, non tutti sono disposti a rinunciare al loro essere pur di avere un seggio in più, un presidente in più, un assessorato in più, non tutti sono disposti a turarsi il naso per votare, ma vogliono tenerlo aperto, come gli occhi e le orecchie.

Perché quello che proponeva di chiuderselo prima di entrare nella cabina elettorale, era un grande giornalista, sì, un uomo di cultura, non lo nego, e forse anche una persona dignitosa, anche se alcuni trascorsi coloniali in Africa mi lasciano perplesso circa un simile giudizio. Ma era di destra. E non tutti lo sono.

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