Il “Paese migliore”

Stefania Giannini: “Il grande progetto di Mario Monti ha avuto un grande senso, ma ora ha esaurito la sua funzione”. E ancora, si legge in una nota diffusa dai senatori e deputati ex montiani: “Il Pd renziano ha assorbito il centro della società prima ancora che quello politico. Ha assorbito la base sociale ed elettorale di Scelta Civica che, infatti, alle elezioni Europee nel maggio scorso ha scelto in massa le liste di questo nuovo Pd. […]Per questo accogliamo l’invito rivoltoci da Matteo Renzi a un percorso e a un approdo comuni e riteniamo che si debba andare nella direzione che i nostri elettori ci hanno già indicato”.

Geniale. No, dico davvero: insomma, lei, da ministro in carica, si candida alle Europee con tutta una pletora di viceministri, sottosegretari e parlamentari prendendo meno voti di quanti ne servirebbero per fare il consigliere comunale a Roccacannuccia. Ma invece di leggere, tutti loro, in quel voto il respingimento della propria proposta, ne colgono il senso di un’indicazione ad aderire al partito che, parole del segretario che lo guida, li ha asfaltati.

Seriamente: visto che avete più postazioni che consensi elettorali, il dubbio che i cittadini non volessero proprio voi non v’è venuto? Non vi ha nemmeno sfiorati? Neanche per un minuto? Ah già, voi siete il “Paese migliore”, e pure i teorici della flexsecurity, per cui non si tutela tanto il posto, all’interno del proprio partito, ma i lombi professorali che lo occupano, anche in un altro, vero Ichino?

E così, tutti rimanete dove siete, e la Giannini che guidava il partito cassato alle elezioni continua a essere ministro e (sì, faccio il populista) a intascare la conseguente prebenda, pari in un mese a circa il doppio che gli insegnanti che dal suo dicastero dipendono guadagnano in un anno.

Quasi dimenticavo: questi che oggi si arrampicano su specchi di illogicità manifesta e sfidano il senso del ridicolo con spiegazioni che nemmeno le giustificazioni degli scolari in difficoltà durante un’interrogazione, sono gli stessi che si ergono a baluardo della meritocrazia e che spiegano a tutti quali siano e come vadano definiti i criteri per la valutazione dei risultati.

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