Scissioni a valutazione alternata

Chissà se pure il prossimo presidente della Repubblica, come il suo predecessore, affermerà mai che il solo evocare le scissioni può portare all’instabilità politica e del sistema? Lo chiedo, un po’ scherzando, un po’ seriamente, perché potrebbe proprio essere eletto lui stesso grazie a una scissione.

La notizia di oggi è che una decina di parlamentari divenuti tali con il M5S abbandonano la Grillo e Casaleggio associati. Ovviamente, il mood dei grillini duri e puri li spinge a parlare di “traditori” e “venduti”, mentre dalla maggioranza si nota la “responsabilità” della scelta, tanto che gli stessi saranno probabilmente ricevuti da Renzi per discutere di elezioni quirinalizie. Ragazzi, però, facciamo chiarezza: se Civati non esce dal Pd, per i tanti falchi grillai è un poltronista pavido, mentre per i troppi corifei della ditta maggioritaria è un’irresponsabile contro cui aizzare la canea dei social network anche solo se parla di quell’eventualità. Di contro, gli ex cinquestelle sono tutti rei di tradimento per chi quel movimento sostiene, diventano invece esempi di maturazione politica per chi lo stesso avversa. Ma non è che si può dare una valutazione alternata dello stesso fenomeno; non è coerente, almeno.

Insomma, o è legittimo scindersi dal partito in cui si milita per intraprendere un diverso cammino politico, o non lo è. Non è che se uno si divide dalla sua comunità per venire incontro a noi è un coraggioso “esempio”, mentre se abbandona la nostra per allontanarsene è un “reprobo” da indicare al pubblico ludibrio, così come, chi rimane fra quelli che lo hanno eletto non è “responsabile” solamente se ciò è in linea con la nostra visione delle cose e, al contrario, non è “interessato” solamente perché ciò avviene nel senso opposto alle nostre aspettative. Come dire, se non altro ne va dell’onesta intellettuale di chi dà qui giudizi.

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