Lo stupefacente stupore per i sondaggi

Non presto molta attenzione ai sondaggi, particolarmente da dopo le politiche del 2013. Ancor meno seguo l’andamento delle forze politiche nelle rilevazioni dei sondaggisti. Nonostante ciò, alcune tendenze quegli indicatori le marcano e le registrano con puntualità, come è giusto, e normale, che le campionature statistiche facciano.

Dell’ultimo scenario elaborato da Ipsos e pubblicato dal Corriere della Sera, m’ha però stupito lo stupore che ha generato in molti commenti sulla stampa e sui social network. L’istituto guidato da Nando Pagnoncelli ci dice che Forza Italia scende e che la Lega sale, che il M5S è stabile intorno al 20% e che il Pd perde ben sei punti da quell’eccezionale risultato delle Europee, fermandosi al 34,8. Bene: ma qualcuno pensava che potesse avvenire una cosa diversa?

Il M5S, a dispetto di quanti lo vedevano e lo vedono finito, è ancora il secondo partito in Italia, e semplicemente perché molte delle cose per cui è nato, fra queste la spocchiosa, insostenibile e arrogante autoreferenzialità della classe politica, sono ancora tutte lì ad alimentarne e sostenerne le forze. Altrimenti, dopo tutti gli errori commessi, difficilmente avrebbe percentuali a due cifre.

Forza Italia scende; ma va? E chi l’avrebbe mai detto? Con il suo leader fuori tempo massimo e nessuno che possa dar vita a un gruppo dirigente presentabile, il consenso di cui è accreditata è già un miracolo. E la Lega sale. Anche qui, sai che novità. C’eravamo forse convinti che il centro destra in questo Paese fosse definitivamente scomparso? O che potesse essere contenuto e rappresentato da Angelino Alfano e Maurizio Lupi?

Infine, il Pd perde consensi. E qui lo stupore per la reazione stupita si mischia alla domanda se gli stupefatti ci sono o ci fanno. Il 40,8% di maggio conteneva i voti di tutti quelli che credevano che, comunque, anche con Renzi quel partito non avrebbe snaturato la sua essenza. Poi (in parte pure prima) sono venuti gli attacchi diretti, ripetuti e costanti al sindacato, il licenziamento dello Statuto dei lavoratori, lo Sblocca Italia e tutta il racconto di come quel successo elettorale fosse esclusivamente il risultato della dismissione in blocco dei valori, delle culture e delle ideologie della sinistra antiquata e inadeguata.

Ora, il problema è che in quel 40,8% questa sinistra c’era. Se la insulti a parole e l’aggredisci con i fatti, rischi che se ne vada. O forse è proprio quello che vuoi: che si levi di torno. In entrambi i casi, essa viene a mancare, e anche i suoi voti. Semplice, no?

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