Salvaguardia per chi?

La soluzione sarebbe questa: approvare subito la legge elettorale, ma metterla in standby, con una clausola, una “norma di salvaguardia”, come l’aveva definita Calderoli (e che il primo a parlarne sia stato proprio il padre del Porcellum, spiega al meglio la qualità dell’azione), per condizionarne l’entrata in vigore alla riforma del Senato, e comunque non prima del 2016.

Mi sfugge l’oggetto del salvaguardare. Cioè, dico, se si voleva mettere in sicurezza poltrone e indennità dei parlamentari (anche di quelli “permeati” attraverso sistemi troppo aperti, come ha spiegato un importate dirigente di un altrettanto importante partito), quella clausola è perfetta. Se si pensava a portar riguardo per i cittadini elettori, un po’ meno, se mi passate la formula eufemistica. Le attuali Camere, infatti, sono state composte, per numeri e nomi, in virtù di una legge elettorale giudica incostituzionale dalla Consulta. Invece di scioglierle e dare al voto popolare la facoltà di scelta di un nuovo Parlamento, deputati e senatori intendono cambiare la Costituzione, prima, e poi (forse?) far votare di nuovo. Poi dice che uno si butta nell’astensione.

Perché, per dirla con tutta franchezza, la china su cui ci si sta incamminando è perigliosa, e anche offensiva. Insomma, come cantava De André, i legislatori giudicati, prima cambiano i giudici (costituzionali) e poi la legge (costituzionale). Alla fine, se gli avanza del tempo, e senza dimenticare di salvaguardarsi, concedono, quasi fosse una facoltà octroyée, come le costituzioni negli stati assolutisti, il diritto di voto.

E il bello, è che si stupiscono pure che qualcuno, di quella concessione, faccia volentieri a meno, disertando le urne, e rifiutando di essere solamente un numero per la garanzia formale del sistema. Ci manca solo che citino la parabola delle perle e dei porci.

PS: sì, lo so, quando si parla di parlamentari e si tirano in ballo le indennità, si incorre sempre nella possibile accusa di populismo. Bene, accetto il rischio. Poi però qualcuno, quando avrà tempo tra un darmi del gufo e un’accusa di rosichite, mi spiegherà per quale motivo è populista e demagogico parlare di dimezzamento degli emolumenti dei politici, mentre è spending review e gestione razionale ridurre del 70% i fondi per i bambini più poveri.

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