La guerra tra gli ultimi per il godimento dei primi

“I sindacalisti pensino a lavorare”. Quante volte vi è capitato di sentire frasi come questa? Tanto banali che uno pensa siano solo le trite, solite frasi da bar, divenute tesi di governo e delle élite perché queste e quello sono intenzionati, in qualunque modo, ad apparire normali, popolari, fatti da gente comune che la pensa proprio come tutti gli altri.

A guardarla meglio, però, appare piuttosto ribaltata come concezione. Nel senso che sì, quella è una frase che senti nella tabaccheria di vicolo Corto e anche nel salone buono di parco della Vittoria, ma è da questo che muove a quella, non viceversa. Perché? Perché è chi abita in quei salotti che ha tutto l’interesse a che i frequentatori di quelle tabaccherie dicano: “i sindacalisti pensino a lavorare”.

È chi sta al potere che trae vantaggio dal fatto che i lavoratori a termine ritengano privilegiati quelli a tempo indeterminato, e non sfruttati loro stessi, colpevolizzando quel briciolo di diritti in più come fosse causa ultima e sola della loro precarietà, o che il disoccupato veda nell’occupato la responsabilità della sua situazione, e, ancora, che il giovane in cerca di lavoro veda nel pensionato il colpevole per le sue difficoltà.

In questo modo, e in tal senso, la narrazione renziana diventa unificante, per la gioia del narratore e di chi da questa trae successo. È colpa dei diritti dei lavoratori a tempo indeterminato, e dei sindacati che li difendono, se Marta non può avere accesso agli aiuti per la maternità, non delle leggi che da quelli la escludono, e di chi le ha volute e votate. È colpa del fatto che non si possono licenziare “senza giusta causa” i dipendenti fissi, e delle forze sociali e politiche che ne rivendicano il principio, se Giuseppe non riesce a ottenere il mutuo, non di chi ha costruito i meccanismi di lavoro apposta per escludere alcuni dalla piena cittadinanza. È colpa di quelle tutele e di quei diritti anacronistici come un gettone nell’iPhone, e di chi cerca di salvarli, se io non li ho, non di quanti mai hanno pensato di estenderli anche a me, anzi, predisponendo proprio percorsi attraverso i quali a quelli io mai sarei giunto.

Perché la storia del messaggio che viene da lontano, e di cui Renzi e i suoi sostenitori sono solamente gli ultimi cantori, è tutta qui: nella contrapposizione finale, e in basso, di tutti contro tutti. Della donna precaria contro il compagno dipendente a tempo indeterminato, del professionista con partita Iva per unico committente contro la moglie insegnante di ruolo, dei fratelli operatori sfruttati in un call center contro le rispettive sorelle commesse malpagate negli outlet.

E così, in questa guerra tra gli ultimi, o degli ultimi contro i penultimi, se preferite, qua in basso siamo tutti condannati alla sconfitta. In alto, invece, sono felici, e si gustano lo spettacolo che, finché dura, li tiene al riparo dalla discussione sui reali privilegi e disparità nella società.

In quella contrapposizione fra chi ha di meno e chi nemmeno quello, gli unici a guadagnarci sono quelli con gli orologi da migliaia di euro sotto i bei polsini delle camicie costose e che, con i loro alti redditi e le laute indennità e ricchezze, giustamente, dal loro punto di vista, si godono la vittoria.

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