Fateci eleggere il presidente della Repubblica

Dico davvero: dateci la possibilità di votare direttamente per il capo dello Stato. Prevedete una forma di elezione diretta, in cui ci sia una campagna elettorale che dia al candidato per il Quirinale la possibilità di illustrare la sua visione politica. Stabilite un meccanismo in cui siano i cittadini a scegliere chi può sciogliere le Camere, promulgare le leggi, nominare un terzo dei giudici costituzionali e i senatori a vita, presiedere il Csm e il consiglio di difesa, concedere la grazia e conferire l’incarico al presidente del Consiglio dei ministri.

Certo, così diventerebbe un presidente di parte, ma almeno sarebbe esplicitamente eletto da quelle parti in cui si divide il Paese. E quando dovesse decidere di non convocare nuove elezioni, seppure la maggioranza uscita dalle urne non avesse più i numeri per andare avanti, e fare senatore un professore per poi dargli l’incarico di formare un governo, oppure sostenere uno schema politico prefissato in base a una propria interpretazione dell’esito elettorale, o ancora definire velleitaria e irresponsabile un’azione politica che mirasse a trovare maggioranze diverse da quelle da lui approvate, lo farebbe in virtù di un chiaro mandato ricevuto. E visto che “non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni”, almeno lo sarebbe sul piano politico.

Perché se il presidente della Repubblica deve intervenire su materie come la riforma del mercato del lavoro, definendo corporativi e conservatori quelli che si oppongono alla visione dell’Esecutivo, o sul riassetto dei tribunali, definendo scandaloso il ridiscutere l’impianto stabilito dal Governo, e fino alla tutela di un singolo ministro, definendo auspicabile il proseguire della sua azione alla guida del dicastero su cui ha competenza, pure alla luce di scenari che consiglierebbero una diversa valutazione di “opportunità”, allora non è più un arbitro super partes, ma sceglie chiaramente la squadra con cui schierarsi fra quelle in campo, determinando pure il terreno di gioco e le regole del confronto.

Insomma, se da figura istituzionale attenta, interessata e garante anche alle opinioni della minoranza, si fa presidente della maggioranza, tanto vale che sia una maggioranza a eleggerlo, non credete?

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