Perché è pure un peccato

Le classi dirigenti si allontano dal popolo quando si rifugiano nella teologia del dovere, quando diventano “comportamentali”, di buone maniere e di cattive abitudini, quando s’incamminano per strade congiunturali che non portano a nessuna promessa.

No, non è un visionario leader della sinistra radicale o un nostalgico sessantottino ad aver espresso questi concetti. È stato il Papa a dire quelle cose, nell’incontro avuto questa mattina con i politici italiani.

Dinanzi alla classe dirigente del Paese, il Pontefice ha affermato che la corruzione, per i potenti, è l’allontanamento dal popolo. E sì, sappiamo che queste cose tanta parte della Chiesa, dai francescani ai teologi della liberazione, le dicono da sempre. Ma ascoltarle da un Papa, per quanto si chiami Francesco e sia sudamericano, fa un certo effetto.

Quello che impressiona di più è che Bergoglio abbia ricordato come, passando da una teologia di fede ad una teologia del dovere, si perda la strada della salvezza cristiana. Cioè, spiega il Papa ai potenti italiani, la salvezza promessa da Cristo si trova “nella dialettica della libertà”, non in quello che proponevano i “dottori del dovere”, i “sepolcri imbiancati”.

La dialettica della libertà: che bella definizione. Mette insieme due concetti fondamentali non solo per la materia propria di Bergoglio, ma anche per la democrazia, che non esiste senza libertà e che è vuota senza dialettica. Guardandolo alla luce dell’orizzonte indicato dalle parole di Papa Francesco, deve essere uno spettacolo davvero triste il panorama disegnato dal mondo politico degli ultimi anni.

Sembra quasi che Bergoglio abbia voluto dire ai fanatici dell’ineluttabilità che, ponendo al vertice della propria azione politica il motto thatcheriano del “there is no alternative“, si disegna un percorso corruttore della democrazia, come quello dei “dottori del dovere” lo è per la fede. Chissà cos’avranno pensato i politici nostrani del “si deve” ascoltando quelle parole. Chissà cos’avranno pensato i tanti che difendevano e difendono la tesi (e chi la sosteneva) secondo cui la normale dialettica democratica e libera, quella che si esprime con il voto, ad esempio, o cercando soluzioni diverse e alternative a quelle presenti, non fosse altro che il perseguimento di idee velleitarie e irresponsabili, se non una vera e propria sciocchezza. Chissà cos’avranno pensato quelli per i quali alcune decisioni, in politica, non siano di una parte o di un’altra, non siano il frutto della libertà di scelta, ma le uniche e sole possibili, non quelle che “si sceglie” di fare ma quelle che, appunto, “si deve”.

“Nella dialettica della libertà c’è il Signore buono, che ci ama, ci ama tanto! Invece, nella logica della necessità non c’è posto per Dio: si deve fare, si deve fare, si deve…”, dice Bergoglio ai politici italiani. Certo, parla di fede, parla di Dio, non di politica. Ma se parlava ai governanti e non ai governati, se questi erano lì per ascoltarlo, altrimenti non ci sarebbero andati, e se ha scelto proprio quelle parole e non altre, qualcosa forse voleva dirla, non credete? E forse voleva proprio dire che la politica è autentica, e non corrotta, se si muove nella dialettica della libertà, non se muove dalla logica della necessità. E, magari, che diffondere e difendere il vangelo del “non ci sono alternative” non solo è scorretto (specialmente se chi lo dice sostiene di incarnare egli stesso l’unica possibilità possibile), non solo è sbagliato, ma forse è pure peccato.

Chissà. Di certo è un peccato. Perché con lo strumento delegato dai cittadini (quel popolo da cui la corruzione allontana, secondo il Pontefice) si potrebbero e si possono fare tante cose, purché non ci si limiti al “si deve fare, si deve fare, si deve…”, cioè non ci si incammini per quella strada lungo la quale non c’è posto per Dio, dice il Papa, ma nemmeno per la politica e la democrazia.

Già. Forse è pure peccato. Come forse lo è anche scambiare la stabilità con l’immobilismo e la conservazione dell’esistente e la libertà con la perdizione e il caos.

Tranquilli, però, il tempo del caotico e dissoluto regno delle possibilità non arriverà per le parole d’un Papa; per fortuna, il nostro Stato e i suoi governanti sono laici.

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