Oltretutto, perché le altre categorie alimentano contrasti di cui non c’è bisogno

«Abbiamo quattro vaccini sicuri ed efficaci», ha detto Mario Draghi nel suo intervento ieri al Senato, e bisogna ora accelerare le somministrazioni, privilegiando «gli anziani e i fragili». Sembra scontato, ma è giusto. E questa volta sono totalmente d’accordo col premier: la priorità non va articolata su nessun’altra scala che non sia quella dell’anzianità e della fragilità per patologie preesistenti, i due fattori che più di tutti gli altri possono portare alle conseguenze drammatiche di questa stramaledetta infezione virale.

Perché io mi vaccinerei domani, oggi stesso, anzi, lo avrei già fatto dal primo giorno in cui sono arrivati i vaccini in Italia; ma non ho potuto e non posso farlo, ed è giusto così. Prima di me ci sono altri, che rischiano molto di più da un eventuale contagio. Ecco perché, dicevo, concordo con Draghi: «prima gli anziani e i fragili». L’individuazione di altre categorie, oltretutto, ingenera risentimenti, polemiche e rancori di cui, sinceramente, non abbiamo bisogno. Gli operatori sanitari? Giusto; credo che in pochi abbiamo obiettato. Ma abbiamo letto pure della somministrazione agli amministrativi negli ospedali, e lì qualche domanda è lecita. Le forze dell’ordine? Già; ma qual è l’età media nei corpi di polizia? E sono poi davvero così fragili? Gli insegnanti, perché la scuola è importante; ovvio che lo sia. Ma allora, riapritela, potrebbero chiedere quelli per cui la via al vaccino è ancora preclusa. E poi gli avvocati, in diverse regioni, e il personale di giustizia: pure un cancelliere di tribunale o un funzionario che magari non ha rapporti col pubblico? E perché non le cassiere dei supermercati, che sono stati sempre aperti, o i camionisti, i corrieri e i magazzinieri delle grandi piattaforme logistiche, i rider, che davvero, e letteralmente, non si sono mai fermati?

Lo capisco persino io che per questa strada non si esce da nessuna parte. Ci sarà sempre la possibilità di obiettare, di scorgere un favoritismo, di eccepire sul perché quello sì e l’altro no. Il «keep calm and tell me your birth date», in cui si può sintetizzare la strategia inglese, pare dare i suoi frutti; soprattutto, si presta a poche interpretazioni. Ogni tanto, pure nel nostro inguaribile presuntuoso parlarci addosso, potremmo anche guardare alle strategie degli altri.

Se non spesso, almeno quando risultano migliori delle nostre.

Questa voce è stata pubblicata in libertà di espressione, società e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.