Il nostro cortiletto non esiste

Mentre ce ne laviamo le mani con l’amuchina e tiriamo su le nostre mascherine fino agli occhi per non vedere quello che accade, migliaia di bambini, donne e uomini disperati soffrono poco più in là dell’uscio delle nostre tiepide case. Appena ai confini della potente e ricca Ue, a Lipa, nel nord-ovest della Bosnia, le immagini degli accampamenti dei migranti respinti da regole e confini e sepolti dalla neve, gelano il sangue, e colpiscono forte il nostro stomaco, che pure è ormai abituato a sostenere la durezza delle condizioni delle vite degli altri, mancanti fine nelle più indispensabili delle necessità, mentre ci lamentiamo della qualità non all’altezza delle nostre aspettative del superfluo che sprechiamo.

Ascoltavo le parole di Piero Gorza, antropologo e rappresentante per il Piemonte di MEDU, medici per i diritti umani, che raccontava degli attivisti e volontari nelle montagne al confine con la Francia che si mettono sui sentieri per dare soccorso a chi li attraversa nella speranza di una vita migliore, e «non è favoreggiamento dell’emigrazione clandestina, è come dare un salvagente a chi è in mare; è evitare che la gente muoia». Ovviamente, ha ragione: non è favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, l’aiuto che ai migranti si offre. È molto di più. È prendersi cura del proprio prossimo, dei propri simili, di altri esseri umani che portano addosso l’unica colpa di esser nati in un posto invece che in un altro.

Lo stesso sentimento di cura che ha spinto la fondazione Mamre onlus, di Torino, ad avviare una raccolta di beni di prima necessità a favore proprio dei migranti allo stremo nei campi bosniaci coperti dal gelo. In un servizio dell’edizione del 13 gennaio del telegiornale curato dalla testata giornalistica regionale della Rai, la presidente del sodalizio, suor Giuliana Galli, spiegava l’iniziativa, e poi aggiungeva una frase che racchiude la misura perfetta dell’insensatezza dell’idea di confine inteso come baluardo per tenere fuori dalle nostre mense imbandite chi soffre di fame: «Queste migrazioni, questa globalizzazione sociale e umana non si fermerà, continuerà; è come l’acqua. Per cui, non illudiamoci: il cortiletto Italia non esiste, e non esisterà».

Non posso che aggiungere un amen, alle sue parole.   

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