Dovremmo sempre stare attenti a quel che desideriamo

Sarà per le letture giovanili, ma solitamente mi insospettiscono, quando a queste non sono apertamente contrario, le ipotesi di controllo diffuso dei movimenti dei singoli che leggo sempre più di frequente, richiesta da questo o quel fronte, per questo o quell’altro motivo. E il timore, ovviamente, non è legato alle motivazioni o alle modalità con cui l’attuazione del controllo si verificherebbe nel momento in cui è chiesta o presentata, quanto per l’uso a cui, comunque, si presterebbe. E per i possibili utilizzatori.

Per esempio, è dell’altro giorno l’intervista al virologo Crisanti che propone, finalizzando la sua idea al giusto contenimento della pandemia in corso, di utilizzare i dati di posizionamento che, naturalmente, sono già presenti nelle banche dati delle aziende che producono i servizi che i nostri smartphone utilizzano. In modo anonimo? La vedo difficile, perché se devi seguirmi in quanto contagioso o potenzialmente contagiato, è chiaro che devi sapere chi sono e chi ho incontrato, oltre che dove e quando. «Ma ci saranno norme sulla riservatezza, e i dati non verranno diffusi», potreste dirmi. E io potrei crederci, pur sorvolando sulla frequenza con cui informazioni riservate, dalle intercettazioni telefoniche nel corso di indagini giudiziarie ai dati dei percettori di bonus e sussidi, si trovino diffuse e di pubblico dominio. Tutto bene? Più o meno. Perché se anche state pensando che, in fondo, vi fidate di quelli che, in questo momento, chiedono l’accesso a quei dati, vi prego di immaginare in possesso di questi il peggiore dei vostri incubi governativi. Ancora tranquilli?

Bene; se sì, sono contento per voi. Io però un po’ meno. Perché stabilito il principio in forma di legge per cui lo Stato, il Governo, il Ministero della Sanità o chi altri può avere accesso, a strascico, a tutti i dati di posizionamento nel tempo e nello spazio di ciascun device tecnologico munito di gps, e quindi del relativo proprietario, e della facoltà di incrociarli, per sapere chi ha incontrato, quando, dove e per quanto tempo (e senza che un giudice, di volta in volta, autorizzi a farlo, altrimenti le ragioni di contenimento e velocità d’intervento sarebbero vanificate), come evitare che esso stia nei limiti dell’emergenza e venga smobilitato il giorno dopo la cessazione di quest’ultima?

Domande così, su cose che non accadranno. O almeno spero.

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