Fai una carezza al piccolo Joseph, dolce Alan

Nel grido straziante di una giovane donna che ha perso in mare il suo bambino, noi tutti scopriamo quanto abbiamo perso noi stessi. Sono fitte che colpiscono il cuore a ogni lettera battuta sulla tastiera, quelle che sento mentre ne scrivo. Ho l’età per non dover più fingere corazze che non ho, nel dire che ho pianto guardando la disperazione di una mamma di soli 28 anni, chissà da quanti giorni in viaggio con il suo piccolo al collo, prima che le onde glielo strappassero dalle braccia.

Era nato alla fine del nostro primo lockdown, il piccolo Jonathan, da una ragazza già in viaggio per sfuggire a quella disperazione che ha troppa paura per spaventarsi di un virus. È cresciuto ed è arrivato alla fine dei suoi giorni non tanto lontano dalle nostre case, molto però dai confini del nostro egoismo, tutto preso e afflitto dal timore del morbo nostrano per curarsi dei mali altrui. Nascondendoci dietro una mascherina, potremo nuovamente lavarcene le mani, bene e magari con l’amuchina, pure di questo dolore, come già abbiamo fatto per gli altri, adagiati dai flutti sulle spiagge del nostro continente spaventato dal suo stesso futuro che si ostina a non voler vedere negli occhi di chi fa di tutto per arrivarci. Fai tu, ti prego, dolce Alan, quello che non siam stati capaci di fare: accogli con un sorriso il piccolo Joseph, fagli quelle carezze che la sua mamma non potrà più fargli, giocate insieme per sempre, là dove il nostro gelo non potrà disturbarvi e farvi male ancora.

Quanti altri bambini dovremo condannare, di quali pianti disperati di madri distrutte abbiamo bisogno per allentare un po’ il nostro cinismo? Dell’odissea quotidiana di migliaia di anonimi navigatori nel Mediterraneo, nessuno racconterà, come mai sapremo della sorte di quanti non sono riusciti e non riusciranno a sbarcare dopo esser salpati; canteranno le onde le preghiere per loro, e spero che da lì giungano anche alle orecchie di è tenutario del potere di decidere del destino di quanti a essi verranno dietro e dopo, i giusti moniti a non volger distanti le orecchie, gli occhi e i cuori.

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