Le scelte devono essere spiegate, se si vuol convincere e non spaventare

«Attento osservatore della realtà del suo tempo, funestata da guerre civili e epidemie, Hobbes si era convinto che c’è solo un sentimento capace di tenere insieme il corpo sociale dei cittadini, soprattutto nei momenti di crisi — la paura. Sul frontespizio del suo capolavoro, Il Leviatano (1651), si osserva una città deserta in cui si aggirano soltanto alcuni militari e due dottori ricoperti da una maschera inquietante, per proteggerli dalla peste. Ricorda qualcosa? […] La paura è importante, ma, con buona pace di Hobbes, non è l’unico strumento per tenere insieme il corpo sociale. Se si vogliono avere veri cittadini, che partecipano consapevolmente alla vita della loro comunità, si dovrebbe avere il coraggio di trattarli seriamente. La fiducia è qualcosa che si costituisce nel tempo».

Così scrive Mauro Bonazzi, nella sua rubrica Lezioni di filosofia, sul settimanale 7 del Corriere della Sera in edicola venerdì scorso. E ha ragione. Perché una cittadinanza, passatemi la definizione, “adulta” è quella che si esprime nella capacita di prendere parte a un processo di governo condiviso della cosa pubblica, che si può realizzare solamente attraverso il convincimento ragionato sulle scelte da attuare, lasciando al contempo in piedi e praticabili tutte le obiezioni, i possibili dissensi e le potenziali posizioni differenti. La paura, l’ossequio e il rispetto delle regole ottenuti attraverso processi che mirano a spaventare, al contrario, servono a compattare le file in un esercito attaccato da un nemico, non a costruire una società capace di stare insieme per obiettivi condivisi.  

Ad esempio, e per venire all’oggi. Si può dire: «seguite le regole che vi diamo, se no la malattia vi ucciderà». E può persino funzionare. Ma è stressante, come un esercito mobilitato in maniera effettiva e permanete, e ha bisogno continuamente di essere alimentato con il racconto del pericolo. E quando quello stress rompe gli argini, o il racconto di quel pericolo si allenta, gli stressati mollano di colpo la presa, e possono pure iniziare a non fidarsi più o a credere meno in chi cercava di tenerli costantemente in tensione.

Invece, se si spiega e illustra il percorso che porta a una decisione, che rende opportuna una norma, finanche quando determina l’urgenza e ineluttabilità di una misura, e lo si rende condiviso e comunemente compreso, mostrando al contempo serietà, rigore e abnegazione nel fare la parte che compete al potere, quella stessa regola si accetta meglio, si segue nel modo migliore e si possono pure determinare le condizioni perché, da soli, i cittadini sappiano quand’è il momento di applicarla, in che misura e con quale intensità.

Perché dei cittadini, i governanti devono fidarsi; altrimenti, è inutile chieder loro fiducia.

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