No, non è solo questione di soldi

«Un certo proletariato marginale è tentato dalla politica, e vedo in nuce quel che potrebbe succedere. I “moti di Santa Lucia”, a Napoli, segnalano la rottura di un certo equilibrio che bene o male aveva permesso a tanti di sopravvivere. Con il Covid e con le restrizioni, è saltata l’economia del vicolo, costruita su tanto lavoro nero, irregolarità, e precariato. Tutto questo provoca nervosismo e preoccupazione. Letteralmente: non sanno che pesci prendere. Né riescono a vedere la causa di forza maggiore come la pandemia. Ai loro occhi tutto è sempre e soltanto colpa dello Stato. […] Credo che questo discorso possa valere anche per i giovani delle periferie del Nord, a Torino come a Milano, perché il precariato e la disoccupazione sono uguali a tutte le latitudini. Che qualcosa del genere fosse in gestazione si poteva capire mesi fa, ai primi disordini a Palermo».

Leggo le parole del giudice Carlo Mastelloni, in un’intervista concessa alla Stampa in edicola ieri, e penso a quello che scrivevano alcuni giorni fa al presidente della Regione Campania i direttori delle Caritas: «Durante la prima ondata, quella dell’“andrà tutto bene”, le nostre Caritas hanno assistito una marea di “invisibili” che decine di DPCM, ordinanze e decreti non hanno nemmeno sfiorato: chi una casa non ce l’ha, e quindi non poteva “restare a casa”; chi non ha gli strumenti per decriptare norme, misure e indirizzi sanitari, sociali, economici; chi non sa compilare un modulo; chi non ha una connessione in casa per seguire i social o garantire l’istruzione ai minori; chi associa tre componenti letali: disagio economico, solitudine e disagio psichico […]. Sono passati cinque mesi, questi invisibili sono diventati fantasmi. Non ne siamo usciti migliori».

E però, nell’esplicito dire del giudice, con quel suo «i soldi non basteranno», e nell’implicito riferimento dei direttori degli enti caritatevoli, non è solamente e tutta una questione di denari, contributi, ristori. È la società stessa che viene a disfarsi, sbriciolandosi in mille rivoli nell’illusione che questa sia possibile “a distanza”, e non invece esclusivamente “in presenza”.

Certo, come tenendo in mano un foglio di carta per dargli fuoco, è sempre dal margine che si parte, ed è sempre chi sta su quei margini a pagare per primo, se non esclusivamente, nello sviluppo dell’incendio e nella migliore e meno invasiva e cruenta evoluzione di un problema potenzialmente generale.

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