Una storia nota da tempo

«Now Jonah’s Captain, shipmates, was one whose discernment detects crime in any, but whose cupidity exposes it only in the penniless. In this world, shipmates, sin that pays its way can travel freely, and without a passport; whereas Virtue, if a pauper, is stopped at all frontiers». Nella traduzione di Cesare Pavese: «Ora, compagni, il capitano di Giona era uno di quegli uomini sagaci che capiscono subito se uno è colpevole ma per la loro cupidigia denunciano solo i poveri. Su questa terra, compagni, il peccato che paga può andare in ogni luogo e senza passaporti, mentre la Virtù, se è povera, viene fermate a tutte le frontiere!».

Nella storia di quel calciatore verso cui gli esaminatori si sono profusi nella pratica antica del ruere in servitium, c’è davvero poco di nuovo. Soprattutto, c’è quella vecchia storia di cui la predica di Padre Mapple, che la domenica prima di raggiungere Nantucket da cui salperà a bordo del Pequod, Ismaele ascolta nella Cappella del Baleniere di New Bedford, affonda nelle parole e nelle convinzioni del comandante della neve su cui s’imbarcò il profeta Giona, prima di finire tra le fauci della balena ed esser vomitato su una spiaggia: con i soldi, il mondo ti accetta; nella miseria, ogni frontiera si fa vallo armato.

Non ho altro da aggiungere, su questa faccenda. I figli di migranti nati in Italia, andati a scuola qui e che questa come lingua parlano come prima e unica, sono stranieri e per diventare cittadini a pieno titolo devono sottostare a lunghi, e per loro dispendiosi, percorsi, guardati sempre come estranei. Il pallonaro ricco, ha il percorso facilitato, e trova sulla sua strada chi si adopera, di buona lena, a semplificarglielo ancora. E la gente sempre pronta a indignarsi e lanciare insulti e maledizioni contro chi arriva in cerca di scampoli di sopravvivenza, in questo caso applaude.

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