Non è una critica; appaiono davvero lontani dai bisogni comuni

«In the spring, Biden began describing himself ad a “transition candidate,” explaining, “We have not given a bench to younger people in the Party, the opportunity to have the focus and be in focus for the rest of the country. There’s an incredible group of talented, newer, younger people.” Ben Rhodes, an adviser to Obama in the White House, said, “It’s actually a really powerful idea. It says, ‘I’m a seventy-seven-years-old white man, who was a senator for thirty years, and I understand both those limitations and the nature of this country.’ Beacause, non matter what he does, he cannot completely understand the frustration of people in the streets. That’s non a criticism. It’s just a reality.”».

La citazione è da un bell’articolo di Evan Osnos, Man in the Middle, in cui traccia il profilo del candidato dem alla Casa Bianca per il New Yorker dello scorso 31 agosto. Leggendolo, a me sono venute in mente le parole della senatrice Anna Finocchiaro, nel 2013, all’uscita dall’assemblea in cui i parlamentari del Pd avevano deciso per il voto a Marini quale presidente della Repubblica e rivolte a quanti, militanti del suo partito e altri, nella piazza antistante contestavano la scelta. Certo, quel caso era molto particolare, e si trattava pur sempre di questioni istituzionali, non riguardanti direttamente la vita concreta delle persone. Ma il senso di alterità fra lei e quella piazza sembra esattamente quello descritto da Rhodes a proposito di Biden. E anche nel caso italiano, non è una critica; è la realtà.   

Ora, io la ricetta giusta non la conosco. Biden, per esempio, ha pensato di poter affrontare e cercare di risolvere questa difficoltà affidandosi a un gruppo di giovani esperti, competenti nei vari settori e rappresentativi di quei mondi che lui fatica a capire e rappresentare. Funzionerà? Non so; lo vedremo fra poco. Al di qua dell’Atlantico, non saprei dire sinceramente cosa si stia facendo a riguardo.

Spesso, purtroppo, mi pare di cogliere, fra quelle classi dirigenti politiche un po’ distaccate, tic eccessivamente nervosi di demagogia, usati quali malintese strade per avvicinarsi a quel popolo che pure si dovrebbe rappresentare. Mi auguro fortemente che ciò sia solo una mia tara interpretativa applicata ai loro comportamenti, e che invece, a sinistra, si stia davvero intessendo un dialogo costruttivo e proficuo con fette di popolazione che da tempo, e purtroppo, hanno smesso di guardare a quella parte politica, quando è in discussione la propria rappresentanza, attraverso il voto, certo, ma anche, e di più, attraverso la partecipazione attiva necessaria per «concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale».

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