E quando gli ricapita?

Sinceramente, a me la battaglia che alcuni amministratori hanno ingaggiato contro la cosiddetta “movida” mette un po’ tristezza. Non perché io sia un habitué dei locali da aperitivo serale o cocktail del dopocena (sono un uomo di mezz’età con famiglia e non metto nemmeno il ghiaccio nello scotch, per non mischiare, figuriamoci se sarei in grado di bere, mescolati nello stesso bicchiere, vermouth, bitter e gin, magari con cannuccia e fetta d’arancia), ma per le motivazioni umane dalle quali prendono abbrivio spesso molte di quelle loro uscite.

Pensateci un attimo, pur tacendo, per carità antica, sugli anonimi sindaci di paesini sperduti, in cui l’assembramento è un concetto ignoto persino il giorno della festa del santo patrono, ma che possono ora urlare da balconi social contro gli imperterriti del tressette e le indomite del mercato, nella speranza del tweet di celebrità nella trasmissione satirica del venerdì sera: quando gli ricapita, a uno come Boccia, di poter far preoccupare qualcuno minacciando qualcosa? Al contrario, ora può solamente lasciar intendere che non è certa la riapertura della possibilità di movimento fra le regioni, è in tanti si spaventano, pensando alle loro libertà individuali compresse o alla depressione dei propri interessi economici. E a un De Luca che minaccia la chiusura di ogni parco pubblico tra il golfo di Gaeta e il vallo di Diano, quando gli potrà succedere di nuovo di non esser sepolto da un pernacchio di defilippiana tradizione? E a uno Zaia, quando, torvo sul suo prominente profilo, promette di revocare la liceità dello spritz nelle calli e fra i colli, di non cozzare contro il più classico, e motivato, sbarlefo in perfetto stile da bacaro veneziano?

Invece, oggi, le loro parole sono seguite con attenzione e premura, persino timore. E ritengo che l’ego che le anima sia non poco suscettibile alla seduzione della sensazione di immaginarsi potenti, più che altro, di sentirsi presi sul serio, nel bene e nel male. Certo, l’abuso di questa situazione potrebbe generare reazioni di rivalsa elettorale o di abbandono da parte di quanti, da quella presunzione e volontà di apparire, sono danneggiati o semplicemente infastiditi, ma ai nostri prodi, per il momento, non pare interessare.

E non è poi detto che gli andrà male.

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