Sovrano è lo Stato che i soldi li ha

C’era un articolo, sull’edizione online del Corriere della Sera lo scorso 11 maggio, che nel titolo conteneva, da solo, la migliore risposta, spiegazione e chiarimento a quanti, un giorno sì e l’altro pure, invocano l’uscita dall’euro quale via per riprendersi la perduta sovranità monetaria e risolvere, sic et simpliciter, tutti i mali finanziari ed economici del Paese: «Argentina sull’orlo del nono default».

In quelle lapidarie sei sole parole, una replica puntigliosa e ripetuta a quanti immaginano di poter, per effetto immediato e liberatorio dell’abbandono dell’uso della valuta comune europea, stampare moneta in offset e risollevare le sorti di una nazione tenuta a freno dai perfidi banchieri di Francoforte e altrimenti libera e forte, in grado di sopravanzare qualunque altra. Ebbene, credo sia un po’ più complicato di così. Infatti, sempre sperando che l’Argentina non arrivi a quel nono, il fatto di aver già sbattuto contro altri otto default dovrebbe esser chiaro monito di come, una moneta esclusivamente propria e una banca centrale senza vincoli comunitari, non mettano al riparo da scenari seriamente preoccupanti. Al contrario, il caso di altri Stati che hanno l’euro con le stesse regole che valgono per l’Italia e non soffrono le difficoltà del sistema italiano, dovrebbe rendere esplicito come il problema non nasca tutto e solamente nell’aggancio a quella valuta.

Volendo riassumere con la parafrasi di quel giurista che non metterei mai fra i miei intellettuali di riferimento, su questioni di soldi, sovrano è lo Stato che li ha, quei soldi, intendo. La Germania non è più forte perché le regole le stanno meglio sul suo vestito produttivo e istituzionale; lo è perché la sua economia reale lo è. Di contro, le debolezze argentine non sono superabili con la possibilità di emettere altro denaro, ma attraverso una robusta cura ricostituente del tessuto economico che sostiene i biglietti con su scritto «Banco Central de la Republica Argentina».

Non basta una valuta nominalmente “sovrana” e un paio di stampanti nuove per piegare il mondo.

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