Perché dovrebbero impegnarsi?

Capita spesso di ascoltare o leggere commenti sulla situazione politica e sulla qualità delle rappresentanze di partiti e istituzioni che si concludono, immancabilmente, con un: «i migliori si tengono alla larga da forme di impegno diretto». Una frase, o altre simili, che fin quando è pronunciata da opinionisti più o meno competenti può ancora essere accettata (per quanto, anche in questo caso, abbia abbondantemente stufato); quando, al contrario, a dirla sono politici di professione e di lungo corso, che hanno avuto e hanno voce in capitolo pure per quanto riguarda la selezione del personale nei rispettivi partiti, è effettivamente imbarazzante doverla commentare. Nonostante ciò, ci proverò ancora una volta, partendo da una domanda: perché, quei cosiddetti migliori, dovrebbero impegnarsi?

Al di là d’una distorta, almeno quanto diffusa, interpretazione di scarne lezioni di filosofia, non vedo altri motivi seri per cui, hic et nunc, dei presunti migliori (semmai ce ne fossero, ovvio), dovrebbero provare a spendersi in attività politiche che siano più onerose dell’andare a votare. Nessuna provocazione; mi chiedo davvero perché. Senza far nomi, ché ognuno di voi ne avrà in mente, e senza dar patenti ai partiti, lo scenario che quotidianamente ci si presenta dinanzi è quello che è. Semmai qualcuno di questi ipotetici migliori si presentasse un giorno al cospetto dell’elettorato, quest’ultimo gli preferirebbe, quasi certamente, qualcun altro. E il motivo è semplice. Per quanto migliori possano essere in svariati campi, non lo sono nell’unico in cui, nel gioco politico, a loro servirebbe per vincere: prendere voti.

La riduzione a cui per eccessiva cottura la democrazia è stata portata, infatti, è solo quella roba lì. Oggi è buono ciò che elettoralmente funziona, pertanto, è bravo, migliore, chi quei consensi elettorali sa catturare. Perché scaltro a solleticare la pancia del Paese, perché funzionale al racconto mediatico che se ne deve e può fare, perché bravo a metter su organizzazioni di grande visibilità e impatto mediatico (ciascuno pensi a chi vuole), non fa alcuna differenza; questo è quel che serve in quell’ambito, questo ciò che qualifica in quello i migliori.

Il resto, per parafrasare il cantautore, sono chiacchiere buone per chi è ancora capace di consiglio perché ormai inadatto all’esempio.

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