Ma noi ce la prendiamo con chi ha ancora meno

Come ogni anno alla vigilia del World Economic Forum di Davos, l’Oxfam ci informa sullo stato delle disuguaglianze nel mondo. E come da un po’ troppo tempo accade, anche questa volta il network di Ong ci dice che queste aumentano. In particolare, si legge fra i numeri raccolti fino alla metà dell’anno scorso, poco più di duemila superricchi detengono un patrimonio superiore a quello dei 4,6 miliardi di abitanti più poveri del pianeta. Fate voi.

Pure nella parte ricca del globo la diseguaglianza aumenta. Per stare alle dinamiche di casa nostra, ci dicono i dati fissati al 2019, l’1% più ricco della popolazione detiene, da solo, più del patrimonio posseduto dal 70% dagli italiani. La cosa curiosa, però, è che in quel 70%, in tanti, troppi, non sono interessati a ridurre la disuguaglianza verso quell’1%, ma pronti ad accrescerla fra loro e gli altri decili ancor meno fortunati nella stessa quota, o con quelli che potrebbero arrivare a farne parte. Per dirla diversamente, invece che pretendere dalla quota più ricca una maggiore contribuzione al benessere collettivo, ci si schiera dalla parte di questa, per proteggere i suoi patrimoni e far argine alle richieste di chi sta peggio, nella paura, fomentata e sostenuta dai più abbienti, che questi possano mettere a rischio il proprio stile di vita, reale o immaginario che sia.

La tristezza dei tempi che ci tocca vivere è tutta qui. O forse, e peggio, non è nemmeno solamente di quest’epoca. Il consenso per i fascisti che «mettevano in riga» quei bolscevichi, cos’era, se non il nonno di quello che chiede «ordine e sicurezza» contro la presenza di disperati nel mondo in cerca di un futuro migliore per i loro figli? E l’operaio che si disse resistente contro quell’avo reazionario, non si precipitò a dare del «terrone» a chi arrivava nella sua stessa fabbrica, al suo medesimo lavoro, festeggiando il proprietario di casa che a questi non l’affittava? E non è forse così nei diversi luoghi e negli altri secoli a cui potremmo pensare?

Una differenza, che è poi quella sostanziale, la fa l’ideologia. Che può spingere sul quella paura, alimentarla soffiandoci sopra, per dare al padrone la sicurezza nei suoi averi e alla gente degli sgherri in camicia nero-bruna per farli sentire protetti, purché stiano nei ranghi e non chiedano più di quello che il paternalismo vuol dare. O che può, al contrario, mettere insieme le istanze di quelli che non sono tra i più facoltosi, organizzare e farle agire per ottenere redistribuzione della ricchezza e giustizia sociale, e dar così senso compiuto alla parola «libertà».

Già, l’ideologia. Ma se lo dici adesso, nessun occhio brilla più.

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