Venezia è lo specchio del nostro imbroglio

«Venezia che muore,/ Venezia appoggiata sul mare,/ la dolce ossessione degli ultimi suoi giorni tristi,/ Venezia, la vende ai turisti,/ che cercano in mezzo alla gente l’Europa o l’Oriente,/ che guardano alzarsi alla sera il fumo – o la rabbia –/ di Porto Marghera…». Cantava così, nel 1981, il Maestrone, che più in là continuava: «Venezia è anche un sogno,/ di quelli che puoi comperare,/ però non ti puoi risvegliare con l’acqua alla gola,/ e un dolore a livello del mare». Raccontava, fra quei versi, la storia di una sua Stefania, morta di parto nell’indifferenza di una società bigotta e attenta solo al benessere degli sghei.

Oggi Venezia è come la Stefania di Guccini: soffre e rischia di morire per l’indifferenza che circonda la ragione del suo vero male. Che no, non è questa o quella lungaggine nella realizzazione del Mose, o le connesse ruberie, non la mancanza di manutenzione nei canali, non le grandi navi a sfiorare il bordo di piazza San Marco. O meglio, non singolarmente, ma tutte insieme quelle questioni, che sono il prisma attraverso cui si rifrange la nostra totale assenza di cura per quanto ci circonda, essere umano o natura che sia. Perché tutto il mondo, sulle note del pavanese, è come questa città, un sogno che si può comperare, e quindi vendere, monetizzare. Lo abbiamo fatto e continuiamo a farlo, e poi cerchiamo un nome da legare alla colonna infame della nostra ipocrisia quando la realtà dei fatti e le conseguenze degli atti, letteralmente, ci piovono addosso. Il nome che cerchiamo è il nostro.   

È il nostro perché se si parla di cambiamenti climatici dovuti all’inquinamento, ci dividiamo sostanzialmente in due squadre: quelli che alzano le spalle, e pensano all’acquisto della prossima auto desiderata, e quelli che si dicono preoccupati, e pensano all’acquisto della prossima auto desiderata, però ibrida, quasi questo bastasse ad alleggerire il nostro peso sul pianeta, oltre che quello sulle coscienze. Nei fatti, del clima che cambia non ce ne importa assolutamente nulla, salvo poi piangerne gli effetti: a Venezia, a Matera, in Australia…

«Venezia è un imbroglio/ che riempie la testa soltanto di fatalità:/ del resto del mondo non sai più una sega,/ Venezia è la gente che se ne frega!».

Questa voce è stata pubblicata in libertà di espressione, società e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.