Meglio tardi che mai

«Una delle più grandi cazzate che abbiamo raccontato è che non si salvano i posti di lavoro, ma si salva il lavoro. Per cui pensiamo che un operaio di cinquant’anni che ha passato la vita a fare impianti può andare a lavorare nell’economia delle app. Queste cazzate le abbiamo sostenute, io le ho sostenute, per 30 anni. E poi dice che vincono i sovranisti. […] Io per 30 anni ho ripetuto tutte le banalità che si sono dette nel liberismo economico. Quando Giavazzi e Alesina scrivevano sul Corriere che non bisognava salvaguardare il posto di lavoro ma il lavoro, io dicevo “oh, che gran figata”. Poi quando ho avuto davanti l’operaio dell’Embraco ho capito che era una gran cacchiata».

Scusate i francesismi, ma la citazione testuale delle parole di Carlo Calenda comprendeva anche quelli, altrimenti non si sarebbe capito il senso di prostrazione che dava il tono alle sue affermazioni. Ora, praticamente da quando è nato, su questo blog cose come quelle si sono sempre dette; nondimeno, è bello oggi notare che persino i coreuti del liberismo si sono accorti, forse scendendo a livello degli occhi delle persone vive, che le sue scintillanti idee non avevano, precisamente, un aggancio con la realtà, se non presupponendo la totale irrilevanza del vissuto delle persone che, quelle teorie e quei meccanismi, subiscono sulla pelle e nella pratica delle loro vite. Questo significa che adesso abbiamo la soluzione per i mali che affliggono le società contemporanee nel fare i conti con i modelli produttivi del presente e del futuro? Assolutamente no; ma il fatto che si è in più a cercarla, quella soluzione, è comunque una buona notizia.

D’altronde, mi chiedo spesso come si possa rispondere ai cambiamenti che sono in atto da tempo. Cioè, per fare un solo esempio, se l’automazione diminuisce continuamente e sempre di più la necessità di lavoro umano, che fare? Competere a ribasso sul costo della manodopera? Inventarci occupazioni nuove per chi, per trent’anni, ha lavorato esclusivamente con le sue mani e solamente quello sa fare? Continuare a produrre con i metodi di una volta, magari alzando gli stipendi per compensare l’aumento dei prezzi di quei beni che potrebbero essere prodotti a meno, così ché, come nella folla manzoniana interessata a osservare il cancelliere Ferrer, tutti alzandosi in piedi «vedevano né più né meno che se fossero stati tutti con le piante in terra», avremmo stipendi più alti con cui comprare un identico numero di cose? Lavorare meno per lavorare tutti? Rendere universali gli strumenti di reddito garantito?

C’è da impegnarsi, ma che si aggiungano oggi quelli che non c’erano ieri è una buona notizia.     

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