Quei partiti personali figli (e vittime) della velocità

«Sarà un segno dei tempi. Un altro. Sarà che l’epoca richiede più volti che idee, più leader da osannare e dimenticare che progetti su cui riflettere. Sarà che i “mezzi” diventano la sostanza stessa e non sono mai specchi neutri: si era capito negli anni Cinquanta con la televisione e figuriamoci adesso con il web, forse la più grande rivoluzione della storia. La velocità come valore assoluto, una sorta di sogno (o incubo) futurista. Sarà per questi e cento altri motivi, ma gli ultimi giorni hanno riaperto la stagione dei partiti personali». Scriveva così, il 19 settembre scorso sul Corriere, Venanzio Postiglione.

La firma del quotidiano di via Solferino credo che colga il punto della situazione politica che stiamo vivendo. I cambi di scenari e soggetti all’interno del mondo politico sta assumendo una velocità che a stento riesce a far comprendere quel che accade. Prendete l’ultimo quinquennio: l’orizzonte di almeno mezza legislatura fissato dal governo Letta, sull’onda della responsabilità dinanzi all’impasse, si infranse nel giro di meno di un anno; il renzismo triumphans che tutti convinceva, in poco più di tre anni è passato dalla maggioranza relativa a una sempre meno relativa importanza; la sobrietà di Gentiloni ha avuto scarso appeal, nei pochi mesi che ha vissuto; il governo autonominatosi del cambiamento, partito per cambiare tutto il cambiabile, s’è arenato nelle sabbie del Papete a un anno dal via; e all’attuale che dire, se non buona fortuna? Tutto in poco tempo, troppo poco.

Chiedendo continuamente volti e nomi, alla fine i partiti si sono ridotti a una sorta di casting continuo. Meglio, sulla necessità di offrire riconoscibilità immediata in fattezze di viso, gli stessi partiti si sono sempre più ristretti, fino a coincidere, totalmente, col leader. Cambiato questo, finiti quelli; le forze politiche raramente sopravvivono ai destini del proprio fondatore o ispiratore. Una sorta di sindrome di Angelino (Alfano, do you remember), che rende totalmente superflui gli imprescindibili di appena qualche mese prima.

I partiti personali sono figli della velocità, che si comporta in questo un po’ come il re dei titani, divorandoli a uno a uno per paura che le sopravvivano e la spodestino. E non c’è nemmeno una Rea pronta a salvarne qualcuno; soprattutto, fra questi, mi sia concesso, non s’intravede qualche Zeus capace di regnare sull’Olimpo e regolarne funzionamento, orientamenti e missioni.

Sembran correre, ma stan fermi, come in questa stagione, sugli alberi, le foglie.

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