Non poteva trovare congedo peggiore

In quello che sarà forse il suo ultimo atto come ministro, mercoledì il bullo del Papete ha firmato (e con lui i mesti responsabili dei dicasteri di Difesa e Infrastrutture) il divieto di accesso in acque italiane per la nave Mare Jonio, battente bandiera italiana, della Ong, anch’essa italiana, Mediterranea. Sull’imbarcazione, un centinaio di naufraghi fra i quali una trentina di bambini, molti sotto i dieci anni, e il resto donne, salvati da un gommone che stava affondando a nord della Libia.

Cioè, bestemmiando sulla croce e sulla Madonna dopo essersi abbandonato alle lascivie di cubiste intente a ballare discinte sulle note dell’inno, il campione nazionale dei caporali di cartone e dei militi del livore che aspettano sempre chi gli indichi gli ultimi da odiare vuole che dei bambini paghino la sua frustrazione per non esser più al centro della selva delle telecamere osannanti. Se volevi lasciar un segno nella memoria, ci sei riuscito nel più triste dei modi: ti ricorderò sempre per questo tuo gesto, vile. Col massimo del peggior disprezzo di cui sarò capace.

Eppure, si illude chi pensa che la sua estromissione dal Viminale risolverà il problema del rapporto che in questi mesi e anni gli italiani hanno dimostrato di avere con chi non è “dei loro”. Il crudele tifo per i pesci di ieri come il cinico inneggiare ai vulcani dell’altro ieri non si cancellano perché sparisce per un po’ di tempo dall’orizzonte mediatico chi politicamente ed elettoralmente cercava di sfruttarli e trarne vantaggi personale e di carriera. Rimangono lì, pronti in futuro a smentire ancora la narrazione autoconsolatoria che di noi stessi, quale popolo, amiamo fare.

Su questo, e non so come, bisognerà lavorare ancora molto.

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