Il «bispensiero» ai tempi della Rete

«Ma non scrivi ancora nulla sul Governo?», m’ha chiesto in un messaggio un’amica. No. Fino a quando non ce ne sarà uno che avrà giurato e ottenuto la fiducia, non lo farò; dopo, si vedrà. Certo è che alcune cose che stanno succedendo sono davvero un filo oltre il ridicolo che non di rado ha accompagnato i tempi che stiamo vivendo. E già immagino i fedelissimi dei vari schieramenti intenti a cancellare quello che fino a ieri scrivevano degli altri, nel vento che oggi rigira le loro amate insegne.

Non sarò io a fare l’elenco delle cose che tutti tra loro s’eran dette, né a lanciarmi in previsioni su come, vicendevolmente, queste da ora saranno diverse e differenti. Notavo però quanto sia curiosamente e spaventosamente precisa, in questo frangente, e come sia pronta, nei tempi della Rete, la concretizzazione dell’incubo di Orwell. Scriveva lo scrittore inglese più di settant’anni fa: «Sapere e non sapere. Essere cosciente della suprema verità nel mentre che si dicono ben architettate menzogne, condividere contemporaneamente due opinioni che si annullano a vicenda, sapere che esse sono contraddittorie e credere in entrambe. Usare la logica contro la logica, ripudiare la morale nel mentre che la si adotta, credere che la democrazia è impossibile e che il Partito è il custode della democrazia. Dimenticare tutto quel che era necessario dimenticare, e quindi richiamarlo alla memoria nel momento in cui sarebbe stato necessario, e quindi, con prontezza, dimenticarlo da capo: e soprattutto applicare lo stesso processo al processo stesso. Questa era l’ultima raffinatezza: assumere coscientemente l’incoscienza, e quindi, da capo, divenire inconscio dell’azione ipnotica or ora compiuta. Anche per capire il significato della parola “bispensiero” bisognava mettere, appunto, in opera il medesimo». (George Orwell, 1984, Mondadori, p. 39).

Come ai cittadini dell’Oceania si facevano diventare ora alleati, ora nemici gli Stati dell’Eurasia e dell’Estasia, così ai militanti dei vari soggetti che di volta in volta si schierano, tra loro, sui banchi dell’opposizione o dell’esecutivo si farà diventare partner affidabile quel che ieri era partito esecrabile e prontamente, per motivazioni antitetiche e uguali, il contrario. In tutto questo, lo stupore non è per il repentino e generale mutamento di tali orientamenti d’opinione, ma per quanti, sapendosi impossibilitati a far altro, continuano, almeno, a ricordare le cose che si dicevano e prestare attenzione a quelle che potranno esser dette.

Per il momento mi taccio: chiamatemi pure Emmanuel Goldstein.

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