Cuccioli amorevoli e stranieri da odiare: stesso numero di like

«Poi però le persone sui barconi ce ponno morì. In realtà stanno facendo solo social media marketing. Non so cosa mi faccia più ribrezzo». Mi scrive così una carissima amica a commento di un mio post su Facebook in cui riprendevo un tweet della Meloni nel quale si rammaricava per la crudeltà perpetuata su un cagnolino, lasciato in macchina sotto il sole. «In effetti», scrivevo, «anche quell’altro, quello coi baffetti, era affettuoso con la sua Blondi». Ma sbagliavo il paragone, tutto considerato.

No, non perché la perennemente indignata a uso tv che fu ministra con Berlusconi non abbia alcune cose in comune col primo, quanto perché quello, l’austriaco, il cane l’accarezzava per suo diletto (salvo poi avvelenarlo per testare le pillole al cianuro che avrebbe usato di lì a poco, in quel 30 aprile del ’45). Questa, invece, la romana, per raccattare like sui social. E la cosa funziona. D’altronde, la questione è così assurda (e ripugnante, ha ragione la mia amica) che, additando lo straniero all’odio dei followers o segnalando loro la tenerezza d’amare di teneri cuccioli, si recuperano lo stesso numero di apprezzamenti. E per giunta (e qui l’assurdo giunge al parossismo) dalle medesime persone.

Come diavolo si fa a provare empatia per un animale e, due commenti più sopra e più sotto, auspicare l’annegamento di bambini, donne e uomini disperati? Come si può definire «crudeli» quelli che lasciano un cane al sole e sbavare di soddisfazione se in balia delle onde e del caldo sono lasciati centinaia di persone? Come si può chiedere un’accoglienza affettuosa per una bestiola e negare porti e possibilità di sbarco a degli esseri umani?

Spiegatemi voi, ché io non capisco.

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