Il limite è nel sistema che si vuol difendere

Alla vigilia del raduno del gotha dell’economia e della finanza mondiale a Davos, fra le nevi svizzere, l’ong britannica Oxfam ha spiegato, col suo ultimo rapporto, che l’1% della popolazione detiene la metà della ricchezza del pianeta, e continua ad arricchirsi. Cioè, settanta milioni di esseri umani hanno a disposizione l’equivalente, in beni e possibilità, dei rimanenti circa 7 miliardi. Roba da far tremare i polsi.

I numeri forniti da Oxfam, infatti, sono tristemente chiari. Il 99% degli abitanti della Terra, tutt’insieme, devono lottare per vivere con le stesse risorse che, da soli, si godono quelli che vivono nella restante, piccola parte di società globale. Di più, l’82% dell’incremento della ricchezza registrato nel 2017 è stato appannaggio di chi già era ricco, mentre nemmeno un centesimo di questa crescita è caduto dalle parti della metà più povera del mondo; un’ingiustizia incommensurabile. Ed è dalla coscienza, più o meno consapevole, di questa che nascono quelli che una frettolosa narrativa sociale chiama rancore e rabbia. Un’iniquità che si è ormai, e da molto tempo, eretta a sistema. Anzi, sempre più spesso pare essa stessa il sistema. Così capita che, difendendo questo, ci si trovi, volontariamente o meno, a difendere questa. E nel medesimo modo accade che chi in essa si trova schiacciato e stretto, si rivolga a quanti prometto e si dicono radicalmente alternativi a quello.

Il limite per ogni forza politica che si voglia oggi porre il problema della rappresentanza degli ideali che una volta si dicevano di sinistra è questo: come non apparire difensori della diseguaglianza, se allo stesso tempo ci si pone a difesa del sistema, anche solo quale risposta, persino ragionata, a tutto ciò che a questo si oppone apertamente.

È il problema serio che il riformismo contemporaneo pare non voler affrontare. L’idea di spiegare a quel 99% delle masse globali che il sistema va mantenuto e che è al suo interno che vanno cercati i correttivi per le storture, rischiando di apparire agli occhi di questi come la non dichiarata difesa di tutti i privilegi che l’1% si gode apertamente e senza vergogna alcuna, mostra nella reazione che le si leva contro nella società tutta la sua debolezza. Al contempo, le forze politiche che a essa, storicamente, si affidano, paiono non aver il coraggio per criticare, in modi e forme radicali, il sistema che quelle disuguaglianze creano e aumentano, allontanandosi, nei fatti, dal sentire di quelli che vorrebbero rappresentare.

Il tutto, va detto, senza che all’orizzonte si scorga alcuna prospettiva concretamente “rivoluzionaria”, con tutto quello che in questo termine forte si possa racchiudere e rappresentare nel bene e nel male, s’intende.

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