Ecco: io non volevo le cose promesse da Berlusconi

Visto il post che questo precede, avrei potuto titolare Perché non posso votare il Pd, altre ragioni. Se però ho optato per un rimando immediato a quello che per un ventennio è stato il mio avversario politico (e non solo mio, ma ci arriverò poi), è per un’altra ragione. Ed è legata, questa, alle parole di uno che non mi è avversario, ma alla cui visione del mondo e della politica, in ogni caso, mi ritengo alternativo: Matteo Renzi.

Dice infatti il segretario del Partito democratico durante la Festa Fogliante, kermesse del quotidiano Il Foglio diretto da Claudio Cerasa, che tutto quello che Berlusconi ha promesso, il suo governo lo ha realizzato; a parte il milione di posti di lavoro, e persino su quello, una volta parlavamo di qualità e non solo di quantità dell’impiego, dall’abolizione dell’articolo 18 all’eliminazione della tassa sulla prima casa per tutti, ricchi compresi. Ecco: è precisamente quello che penso io. Solo che, vedete, banalmente, nei vent’anni che l’arrivo di Renzi a Palazzo Chigi hanno preceduto, io non volevo le cose promesse da Berlusconi. Se le avessi volute, credo sia pacifico, avrei potuto votare per lui, senza cercare di dare il mio contributo a quanti a quelle politiche si opponevano (o solamente dicevano di farlo, ma pure su questo ci arriverò fra un attimo), stando quasi sempre nel novero di quelle che, alle elezioni, perdevano, con tutto quello che a quella sconfitta conseguiva.

Ma ero solamente io a non volere le cose da Berlusconi promesse, meglio, minacciate, secondo il punto di vista di quelli che, come me, non erano con lui? Ovviamente no. Dalla mia stessa parte (ed è qui il punto anticipato nelle parentetiche di prima) trovavo i tanti che oggi, con Renzi e come dice Renzi, attuano quello che Berlusconi prometteva, o minacciava, nel senso di cui sopra. Ed è questo il motivo, semplice, per cui io, Renzi e chi sta o è stato con lui nella realizzazione degli altrui impegni, non posso più votarli: perché avevo guardato e guardo ad altre promesse, per rimanere alle parole del leader di via del Nazareno.

E se dovessi pensare che quelli che con me quelle cose dicevano di voler avversare, anzi, che alle stesse, con un bel po’ di retorica stantia, a parole opponevano «resistenza», si siano poi acconciati a sostenerle non tanto per convinzione, ma perché in quel senso in quel momento spirava il vento della volontà del partito, forse sarebbe pure peggio. Peggio per il concetto che a quel punto avrei di loro, chiaramente.

Meglio, sì, molto meglio pensare che quella che provavano per Berlusconi fosse una malintesa forma d’ammirazione.

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