Perché aiutarli a prendere il potere?

«La colpa è tutta degli ignavi», dice il mio amico al telefono. Per fortuna, lui è molto più raffinato di quanti, banalmente, avrebbero potuto citarmi l’usato passo d’un ancora acerbo Gramsci sull’odio per «chi non parteggia», e ha quindi scelto l’immagine dantesca di quelli «che visser sanza infamia e sanza lodo». Però, a parte che il mondo non lascia esser fama di troppa gente per considerare questa moltitudine davvero colpevole di qualcosa, a me, da un po’ di tempo, proprio gli indifferenti cominciano invece a stare simpatici.

No, non è una professione di cinismo, né, mi auguro, una fuga codarda. È che non riesco più a criticare quelli che, per le più diverse ragioni, smettono o non intendono prendere parte in quanto accade nelle questioni politiche. O meglio: nelle loro rappresentazioni istituzionalizzate, a partire dalla elezioni. Perché? Ma «perché no?», verrebbe da rispondere. Prendiamo gli ultimi anni e il lato che credevo mio di quella barricata. Quante volte ci siamo trovati a combattere al fianco di gente con cui condividevamo gli ideali? Innumerevoli. Bene; cosa è successo quanto precisamente questi nostri compagni si son trovati a dover decidere sui quei campi in cui davamo congiuntamente battaglia? Ecco, appunto.

Sapete, è un po’ la storia del “riflusso”. Ideologicamente, io lo contrasto come fenomeno e come accadimento storico. Ma, ripeto, ideologicamente. Perché, in concreto, quel fatto fu determinato dalle parabole di quanti si dicevano «impegnati». E, a volerle vedere, quelle traiettorie erano già tutte disegnate. Ricordate Pasolini nei versi sugli scontri di Valle Giulia? «Avete facce di figli di papà./ Vi odio come odio i vostri papà./ Buona razza non mente./ Avete lo stesso occhio cattivo./ Siete pavidi, incerti, disperati/ (benissimo!) ma sapete anche come essere/ prepotenti, ricattatori, sicuri e sfacciati:/ prerogative piccolo-borghesi, cari. […] una sola cosa gli studenti realmente conoscono:/ il moralismo del padre magistrato o professionista,/ il teppismo conformista del fratello maggiore/ (naturalmente avviato per la strada del padre),/ l’odio per la cultura che ha la loro madre, di origini/ contadine anche se già lontane./ Questo, cari figli, sapete./ E lo applicate attraverso due inderogabili sentimenti:/ la coscienza dei vostri diritti (si sa, la democrazia/ prende in considerazione solo voi) e l’aspirazione/ al potere./ Sì, i vostri orribili slogan vertono sempre/ sulla presa di potere».

E una volta presolo, quel potere, lo detengono (triste potere detenuto): perché aiutarli?

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