La legge elettorale. Di nuovo

Sistema maggioritario, proporzionale, collegi uninominali, liste con le preferenze, capilista bloccati, candidature multiple e poi i consueti gargarismi in latinorum, Mattarellum, Legalicum e la novità del Rosatellum, e ancora, e poi, e che noia! Nella legislatura che ha visto cassare dalla Corte Costituzionale ben due sistemi di voto, i deputati e i senatori eletti con uno di quelli e autori dell’altro sono alle prese con la riscrittura di un terzo. E superare la spinta a cambiare canale è davvero difficile.

Io sono da tempo un convinto proporzionalista, senza premi, con le preferenze e soglie di sbarramento ragionevoli, tipo 3%, non più alta. Per la semplice ragione che, in questa situazione, a me pare necessario che i cittadini si sentano rappresentati dalle e nelle istituzioni e che chi vada a sedersi là, lo faccia in virtù dei voti presi davvero, meglio se uno per uno ed espressamente dati a lui. Detto ciò, fate un po’ quello che volete. E di cui siete capaci, s’intende. Quello che proprio è insopportabile è sentir spiegare da chi sta in quelle aule come la colpa sia di qualcun altro. «Delle minoranze, che hanno voluto il “no” al referendum» (perché, era sulla legge elettorale?), «della coalizione di governo, che non si assume le sue responsabilità» (e gli altri, sono lì per far cosa?), «del risultato del voto del 2013, che non dà maggioranze nemmeno su questi temi» (cioè, è colpa nostra che abbiamo votato male? In effetti, nel mio caso potrebbe esser vero). Insomma, voi siete lì: perfetta o pessima, quella che vediamo e vedremo è e sarà l’opera vostra, non d’altri.

Certo, so che potrebbe essere facile rispondere che si fa quel che si può e quanto si riesce a fare. E chi avrebbe mai detto che si debba fare l’impossibile. È solo che, se è così, non magnificate le vostre capacità come pure è successo troppe volte in questi anni. Anche con la leggenda della legge elettorale che mezz’Europa ci avrebbe dovuto invidiare e copiare.

Appunto.

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