Il punto da cui ricostruire

Timeo Danaos et dona ferentes. Ancor più se questi doni sono già incartati in un pacchetto che prevede tagli di personale, riduzione degli stipendi e altre condizioni peggiorative e solo la promessa che dentro ci possa essere ancora quel lavoro che dà da vivere per i prossimi anni. Credo che la sensazione con cui i lavoratori di Alitalia si siano avvicinati al referendum sulla proposta riguardante la loro azienda sia stata un quella ben descritta dalle parole dell’Eneide. E penso che per quello l’abbiano respinta.

Davvero, al di là del merito del pre-accordo siglato da azienda e sindacati (e comunque, provate a immaginare cosa possa voler dire scegliere di accettare il licenziamento di circa un vostro collega su dieci, vedere ridotti del dieci per cento i vostri stipendi e dover scegliere condizioni nettamente peggiorative nella vostra attività lavorativa), ciò che ritengo abbia giocato di più nel muovere le intenzioni di chi si è recato ai seggi per approvarlo o meno sia stato il senso di sfiducia maturato attraverso tante promesse risolutive, annunci, conferenze piene di lustrini e coccarde con capi, manager e politici entusiasti dell’occasione offerta dalla facilità di far giochi di parole sulle ali della compagnia aerea. E puntualmente, dopo i voli meramente pindarici e i capitani poco patriottici e ancor meno coraggiosi, ci si ritrovava a far i conti con i problemi di sempre. A un certo punto, han smesso di crederci; ed è quello il punto a cui molti siamo giunti.

Decenni di annunci, di riforme anglofone del mercato del lavoro, di luci della propaganda che nascondevano il buio della precarietà, sempre più esistenziale e non solamente impiegatizia, ci hanno portati a dubitare, come il Laocoonte virgiliano, di qualsiasi cosa ci venisse presentata quale soluzione e pertanto offerta, soprattutto perché già conoscevano, e purtroppo bene, gli offerenti, i soliti nostri danai. E da lì, da quella fiducia smarrita sarà necessario ricominciare e ricostruire.

Buon primo maggio, buon lavoro e buona fortuna a tutti noi.

Questa voce è stata pubblicata in economia - articoli, libertà di espressione, politica, società e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento